DYING AWKWARD ANGEL – The Missing Frame

Pubblicato il 29/08/2025 da
voto
7.0
  • Band: DYING AWKWARD ANGEL
  • Durata: 00:55:32
  • Disponibile dal: 22/08/2025
  • Etichetta:
  • Rockshots Records

I torinesi Dying Awkward Angel giungono al terzo full-length album della loro carriera a ben ventisette anni dalla fondazione, avvenuta nel 1998. È  storia comune, purtroppo, questa dei pochi dischi pubblicati in diverse decadi di vita, a più di una formazione italica che non ha mai trovato la fortuna, la capacità o semplicemente le coincidenze spazio-temporali ideali per far del proprio nome un qualcosa di più di un ricordo e di una manciata di ascolti che si ripresentano saltuariamente dopo parecchio, troppo tempo trascorso tra uno e l’altro.
Dopo aver vissuto nell’underground per dieci anni ed essersi sciolta nel 2008, la band piemontese si riforma nel 2010 e pubblica il debutto “Waiting For Punishment” solo tre anni dopo; passano altri cinque anni e i Dying Awkward Angel tornano alla carica con il più valido “Absence Of Light”, figlio dell’unione piuttosto standard tra death metal melodico, thrash-death metal e metalcore; i Nostri spariscono di nuovo per un altro bel po’ e finalmente si rifanno vivi oggigiorno con un nuovo lavoro fresco di pacca, il qui presente “The Missing Frame”, edito dalla nostrana Rockshots Records.

Un disco che, in modo piuttosto lineare e logico, prosegue la maturazione del quintetto italiano, di nuovo alle prese con le sonorità che più ama e che ora riesce ad incanalare al meglio, si voglia per la maggiore ispirazione, si voglia soprattutto per un’accumulata esperienza in materia ed una notevole cura per (ottimi) arrangiamenti e dettagli, le abilità compositive di Edoardo Demuro e compagni.
Lavoro prodotto bene, potente e pulito, a tratti epico; suonato altrettanto dignitosamente ed interpretato con savoir-faire navigato dai cinque ragazzi, i cui unici difetti sono – per forza, da qui non si scappa – una marcata impersonalità di fondo difficile da evitare in una proposta ormai standardizzata come quella del thrash-death melodico che cerca di fondere epicità e brutalità a soluzioni più leggere e solari (come ad esempio i non sempre apprezzabili interventi di una voce femminile che, seppur bella, non sappiamo quanta utilità possa davvero avere nello svolgersi di “The Missing Frame), ed una prolissità che in questi tempi può solo essere nociva. Certo, restare in silenzio per sette anni deve lasciare dentro un desiderio fortissimo di esprimere tutto l’esprimibile, ma noi dieci-quindici minuti in meno di minutaggio li avremmo visti come manna dal cielo.

La prestazione dei Dying Awkward Angel, per quanto concerne i singoli, è del tutto positiva: il già citato Demuro e Lorenzo Asselli alle chitarre fanno bene il loro lavoro, così come la sezione ritmica composta da Davide Onida al basso e Luca Pellegrino alla batteria si dimostra abile ed arruolata per dinamismo e varietà di soluzioni; al microfono Michele Spallieri regge benissimo botta e spazia alquanto tra più soluzioni, lasciando una buona impressione soprattutto in sede di growl.
Tra i pezzi di una tracklist da cui, appunto, avremmo eliminato un due-tre potenziali filler – “A Promise”, “Raptus” e l’opener “Black Waves”, che ahinoi dice davvero poco – gradiremmo citare d’obbligo la traccia “The Inner Paradox”, terminante con la celebre frase ‘Il dottor Thomas non è in sede’, pronunciata da Lino Banfi in “Vieni Avanti Cretino”. A parte l’omaggio ad uno dei capolavori del cinema italiano tutto, ci sono almeno altri tre episodi che segnano punti per i loro esecutori: il singolo “Music Kills” e la seguente “9.99”, più cadenzate delle loro colleghe, con un focus maggiore su di un estremismo orecchiabile e con riff e assoli di maggior gusto; infine “Out Of Mind (R’lyeh)”, dove finalmente le female vocals vengono usate più all’uopo ed il brano prende una strana atmosfera che ricorda, crediamo assolutamente non apposta, gli olandesi Orphanage di “By Time Alone”. Buone anche le due canzoni strumentali poste agli estremi, a mo’ di intro ed outro: entrambe hanno un tocco più particolare che probabilmente avrebbe potuto essere più sviluppato anche all’interno degli altri brani; la parte acustica di “The Ecstasy Of God” e l’aura malinconica della title-track avrebbero potuto regalare meriti se esplorate con maggior cognizione di causa in tutto “The Missing Frame”.

Lavoro che dunque brilla per formale perfezione e per l’attenersi agli schemi routinari del genere o dei generi coinvolti, con richiami più o meno evidenti a gente quale ultimi At The Gates, Heaven Shall Burn, Slayer, Soilwork, In Flames periodo centrale. È sicuramente il punto qualitativamente più alto mai raggiunto dai Dying Awkward Angel, e rinnova la speranza in un proseguo di carriera più stabile e presente; chiaro che da qui ad andare oltre ad un meritatissimo sette pieno manca quel quid in più che avremmo voluto davvero sentire. Comunque da provare.

 

TRACKLIST

  1. The Ecstasy Of God (instrumental)
  2. Black Waves
  3. The Fallen
  4. Music Kills
  5. 9.99
  6. Raptus
  7. YOU MUST DIE!
  8. Blinded
  9. Skin And Bones
  10. The Inner Paradox
  11. Out Of Mind (R’lyeh)
  12. A Promise
  13. The Missing Frame (instrumental)
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