DYING FETUS – Killing On Adrenaline

Pubblicato il 01/12/2017 da
voto
8.5
  • Band: DYING FETUS
  • Durata: 00:34:14
  • Disponibile dal: 27/07/1998
  • Etichetta: Morbid Records
  • Distributore:

Prima dell’esplosione commerciale di Suicide Silence, Emmure e Carnifex; prima che la dicitura ‘death-core’ diventasse sinonimo di musica estrema da encefalogramma piatto; prima che un’estetica fatta di tatuaggi, lobi dilatati e canottiere relegasse a mero contorno l’effettiva pericolosità del songwriting; prima di tutto ciò, in una Baltimora di fine anni ’90, un gruppo riscriveva per sempre le coordinate di certo extreme metal a stelle e strisce, dando il la – forse inconsciamente – ad uno dei sottogeneri più discussi e chiacchierati degli ultimi lustri. La band in questione si chiamava Dying Fetus, e dopo un esordio dai toni ancora piuttosto acerbi, “Purification Through Violence” del 1996, si apprestava a rilasciare sul mercato quello che di lì a poco sarebbe stato visto come un autentico miracolo underground, frutto di un ingegno e di una capacità di spaziare tra i generi senza eguali per l’epoca. Licenziato dalla piccola e ormai defunta Morbid Records, “Killing On Adrenaline” è l’inizio di una corsa inarrestabile ai vertici del movimento death metal; una scarica adrenalinica (perdonate la reiterazione) in grado di contrarre i muscoli e gonfiare i polmoni con un urlo di protesta più forte di qualsiasi ingiustizia sociale. La summa perfetta dello stile e delle influenze di due giovani musicisti – John Gallagher e Jason Netherton – cresciuti sia con il mito di Suffocation e Napalm Death, sia con la fissa per l’hardcore metallizzato di Integrity e All Out War, per un cocktail di sonorità semplicemente da infarto. Una line-up già di per sé irripetibile completata dal secondo chitarrista Brian Latta, alla sua ultima apparizione tra le fila del Feto Morente, e soprattutto dall’allora esordiente Kevin Talley, il cui drumming tentacolare e strabordante di groove è uno dei primi elementi a saltare all’occhio durante l’ascolto. Già, il groove. Il filo rosso che lega tra loro gli otto episodi della tracklist e che da questo momento in poi sarà collegato automaticamente al monicker della formazione, estremizzazione concettuale delle cadenze demolitrici di un “Pierced From Within” e reso ancora più esplosivo e dinamico dai suddetti influssi ‘core’. Poco più di mezz’ora di musica in cui si perde letteralmente il conto delle ripartenze e dei successivi breakdown, esaltata da un guitar work ora vorticoso e spasmodico, ora catchy e grassissimo, all’interno del quale ogni riff finisce per diventare un piccolo evento. Un discorso a parte andrebbe poi fatto per le performance ai microfoni di Gallagher e Netherton: spartendosi equamente growling e screaming vocals, i Nostri danno vita a duetti di rara efficacia e ferocia, perfetti per sottolineare i contenuti polemici dei testi e per conferire ulteriore espressività al tutto, come dimostrato dall’incipit rivoltoso di “We Are Your Enemy” o dal refrain assassino del mini-classico “Kill Your Mother/Rape Your Dog”. Parliamo insomma di un’opera chiave nello sviluppo della scena death/grind/hardcore mondiale, inferiore all’acclamatissimo “Destroy The Opposition” soltanto a causa di una produzione meno curata (specie per quanto concerne la batteria). Una buona parte di certa musica estrema moderna passa da qui.

TRACKLIST

  1. Killing on Adrenaline
  2. Procreate the Malformed
  3. Fornication Terrorists
  4. We Are Your Enemy
  5. Kill Your Mother/Rape Your Dog
  6. Absolute Defiance
  7. Judgement Day (Integrity cover)
  8. Intentional Manslaughter
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