7.0
- Band: DYING WISH
- Durata: 00:35:12
- Disponibile dal: 26/09/2025
- Etichetta:
- Sharptone Records
Spotify:
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Terzo disco in studio per i Dying Wish, formazione metalcore da Portland, Stati Uniti, che si è fatta notare coniugando al femminile il metalcore melodico americano di As I Lay Dying e Killswitch Engage con più moderni riferimenti hardcore, come testimoniano i recenti tour insieme a Counterparts e Pain Of Truth. Nel 2025, il gruppo ha anche partecipato come opening band al tour di “Tsunami Sea” degli Spiritbox, band che potrebbe aver influenzato, almeno marginalmente, la composizione di questo “Flesh Stays Together”.
La produzione di Will Putney (Knocked Loose, Nothing, Full of Hell) assicura un suono grave e spigoloso ma potente e dettagliato, perfetto per far risaltare la voce di Emma Boster, assoluta protagonista del disco. Pur lasciando molto spazio ad impatto, violenza e groove, la band sembra accantonare spesso i riff di stampo melodic death metal per costruzioni più asciutte e d’impatto, che lasciano spazio ad una voce che cerca in tutti i modi di diversificarsi in più direzioni – da qui il probabile parallelismo con la band di Courtney LaPlante.
Sicuramente non abbiamo mai sentito la Boster così roca ed estrema (“I Don’t Belong Anywhere”), spesso accompagnata da backing e gang vocals hardcore (“A Curse Upon Iron”, “Empty The Chamber”), a volte anche teatrale. Non l’abbiamo mai nemmeno sentita esprimersi tanto spesso in registri melodici così disparati: se prima c’erano i classici ritornelli puliti metalcore, ora troviamo linee vocali delicate (“Nothing Like You”, “Moments I Regret”), a volte fragili, a volte sussurrate.
Abbiamo l’impressione che si cerchi con insistenza una nuova forma o un’evoluzione, appoggiandosi pesantemente sulla frontwoman, ma non sempre le tracce sono abbastanza mature per farlo. Inoltre, lasciare sul piatto il riffing di cui la band si è sempre dimostrata capace è una rinuncia un po’ amara. Per fortuna, nel complesso, “Flesh Stays Together” funziona – più sul lato dinamico e violento che su quello vulnerabile, ma funziona.
Chi ha gradito i primi due capitoli discografici continuerà sicuramente ad apprezzare la formazione, che di sicuro potrà trovare qualche valido innesto nella setlist nei brani in questo atteso ritorno discografico. I Dying Wish, anche con mezzo passo indietro e qualche tentativo andato a vuoto nella tracklist di “Flesh Stays Together”, restano infatti una delle migliori band nel genere, e tra le migliori formazioni con una donna al microfono anche fuori dal giro metalcore.
