7.5
- Band: DYING WISH
- Durata: 00:35:12
- Disponibile dal: 01/10/2021
- Etichetta:
- Sharptone Records
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Dopo il nu-metal, nella metà degli anni 2000, arrivò la scena metalcore del Massachussets, che con la vena melodica ispirata al melodic death metal di Goteborg si prese gran parte delle attenzioni nelle frangie mainstream della scena metal. Quella scena e quel suono non è mai praticamente morto, tanto che i suoi artefici sono ancora attivi e godono di discreta salute, ma nelle formazioni più giovani ha subito la tendenza ad imbastardirsi parecchio, giocando con l’elettronica, il deathcore, con il rock da classifica o, ultimamente, facendo emergere le coordinate ‘nu’ innestate nel DNA dei millennials.
In qualche modo però sono passati quindici anni dall’esplosione del genere, siamo dunque alla giusta distanza per tornare a ripercorrere le coordinate sonore che hanno dato spinta iniziale al movimento: ecco quindi che i Dying Wish, sensation da Portland, Oregon, riescono a farsi notare velocemente con una demo e uno split 7″, arrivando coi fari addosso al debutto discografico sotto SharpTone. Il quintetto ha l’attitudine DIY tipica dell’hardcore, il tiro della New Wave Of American Heavy Metal e il senso della melodia delle death metal band nord europee, espressi in undici pezzi che, evitando di saltare di idea in idea come ci hanno abituato le formazioni più giovani, mantengono salde attenzione e attitudine in una formula ormai classica, ma che fa tanto piacere sentire possa essere ancora così fresca ed ispirata. Merito dell’età dei componenti, certo, ma anche della fame e dalla convinzione con cui si sono meritati il rispetto della scena, oltre che alla volontà di schierarsi contro la discriminazione di genere, identità sessuale e razziale che permea in maniera accesa i loro testi.
La fiammata iniziale costituita dalle brutali “Cowards Feed, Cowards Bleed”, “Hollowed By Affliction” e “Innate Thirst” conferma l’hype nei loro confronti e setta il ritmo per l’intera raccolta. Allo stesso livello troviamo la furiosa “Enemies In Red”, con ospite Bryan Garris dei Knocked Loose a certificare lo spessore del gruppo. E’ quasi un peccato a questo punto incrociare le clean vocals in “Severing The Senses” e “Until Mourning Comes”, non fuori luogo o indegne, ma forse solo un po’ acerbe.
I fan di Killswitch Engage, Unearth e Darkest Hour gioiranno, tutti gli altri verranno comunque ammaliati dalle capacità e dall’energia di uno dei debutti più godibili dell’anno per questo tipo di sonorità.
