DYNFARI – Myrkurs er þörf

Pubblicato il 08/09/2020 da
voto
7.0
  • Band: DYNFARI
  • Durata: 00:46:50
  • Disponibile dal: 18/09/2020
  • Etichetta:
  • Code666
  • Distributore: Audioglobe

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Un disco che non ne voleva proprio sapere di uscire, il quinto dei Dynfari. Inizialmente previsto per aprile, causa il caos provocato dal covid-19 è slittato a data da destinarsi. Finché, nell’estate, se ne è programmata una nuova release-date, coincidente con la metà di settembre. Ed è forse bene che, sfumata l’occasione in primavera, quest’album si affacci finalmente sul mercato quando l’autunno si approssima. Perché con le giornate lunghe, torride e luminose, avrebbe avuto poco a che fare. Meglio avvicinarglisi allora quando le ore di luce vanno in calando, il sole si nota e non si nota, si cela dietro le nubi o in alcuni giorni se ne sta quatto, distaccato, si mostra di malavoglia. Delicati e introversi ‘follower’ delle conturbanti dilatazioni dei connazionali Sólstafir e dei francesi Alcest, i Dynfari non abbandonano il loro stile fatto di viaggi quieti nel post-rock, tastiere eteree, agili cavalcate post-black metal, abluzioni nello shoegaze. Una musica di intermittenze, desolazioni e tante pause, incantevole ma non per forza scorrevole, né abbandonata persistentemente ai languori di anime intristite. In passato innamorati di percorsi irregolari e dove si faceva apprezzare – oppure irritava, a seconda dei punti di vista – una certa slegatura fra le parti di un singolo brano, generando un effetto ambiguo per tali composizioni, con quest’ultimo lavoro i Nostri tendono a una maggiore uniformità interna, una coesione e un filo conduttore solido e preciso che rende di più facile assimilazione i concetti espressi.
“Myrkurs er þörf”, a differenza dei suoi immediati predecessori e, in particolar modo, del concept “The Four Doors Of The Mind”, ispessisce un poco le ritmiche di chitarra e si presta meno a chissà quali affievolimenti e peregrinazioni in ambienti distanti dal metal. Prevale, ancor più di prima, un modo di raccontare tipicamente nordico, caloroso e struggente, mutuato dal viking metal (in versione light, si intende) e, per il modo moderatamente ruvido di cantare, memore di una realtà di metal evoluto come gli Enslaved. Ricordati non soltanto per la modellazione delle linee vocali, quanto per un dipanarsi dei singoli episodi che punta a una dolce, eppur insistente progressione. Si parte minimali, per crescere e allargare il ventaglio sensoriale, mischiando calma, attimi sognanti, una verve pugnace quasi inedita per la formazione ma che si riconduce sempre, infine, a una visionarietà sommessa e disincantata. Vi sono probabilmente meno elementi in gioco di quanto non avvenisse delle passate pubblicazioni, la sostanza sonora è delineata perfettamente nell’opener “Dauðans dimmu dagar” e da qui non subisce chissà quali sconvolgimenti, così che l’ascolto può divenire nettamente più scorrevole di quanto sia lecito attendersi, conoscendo l’operato del gruppo. Il fare sommesso, l’incanto intrinseco e mai intaccato, il respiro ampio e privo di conflitti dell’intera tracklist, ci sembra purtroppo anche questa volta togliere il necessario slancio ad alcuni passaggi, allineandosi in questo agli altri album dei ragazzi di Reykjavík. Sono ottimi strumentisti, bravi nel dipingere quadri sonori di malinconia struggente e non banale, però il contegno molto post-rock permeante l’opera appare a volte di troppo, un laccio che andrebbe snodato per far divampare appieno il potenziale del gruppo. Si arriva alla fine di “Myrkurs er þörf” con il sapore di parziale incompiutezza addosso, nonostante non emerga alcun sentimento di delusione o noia mentre si snodano le fascinose trame di “Ég fálma gegnum tómið” oppure “Of Suicide And Redemption”. I pregi sono per fortuna ben superiori ai difetti, comunque, chi guarda con favore alle correnti black-gaze e all’extreme metal toccante e onirico, gradirà la nuova fatica dei Dynfari.

TRACKLIST

  1. Dauðans dimmu dagar
  2. Langar nætur (í botnlausum spíralstiga)
  3. Myrkurs er þörf
  4. Ég fálma gegnum tómið
  5. Svefnlag
  6. Ég tortímdi sjálfum mér
  7. Peripheral Dreams
  8. Of Suicide and Redemption
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