DYNFARI – The Four Doors Of The Mind

Pubblicato il 26/04/2017 da
voto
7.0
  • Band: DYNFARI
  • Durata: 00:48:00
  • Disponibile dal: 14/04/2017
  • Etichetta:
  • Code666
  • Distributore: Audioglobe

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Eccoci qua ad oltrepassare le quattro porte della mente, ovvero gli stati che l’individuo attraversa nel reagire al dolore. In questo caso specifico, quello provocato da una malattia autoimmune che ha messo a durissima prova la resistenza fisica e mentale del cantante/chitarrista Jóhann Örn. Si passa allora attraverso sonno, dimenticanza, pazzia, morte, in quella che verrebbe da immaginare come un’inesorabile discesa agli Inferi dell’Io. Non la pensano così i Dynfari, per i quali il concept sottostante il loro quarto album descrive il passaggio da una condizione di estrema sofferenza a quella di pace, ritrovata appunto nella cessazione definitiva del proprio flusso vitale. Non andiamo oltre nel provare a decrittare le intenzioni della band e lo sviluppo testuale, sicuramente complesso e di non immediata comprensione: una presentazione sommaria del concept serve a comprendere piuttosto l’esplicazione in termini sonori di quanto è racchiuso nelle liriche. Cantate rigorosamente nella lingua madre islandese, idioma che ha accompagnato i Dynfari anche nei dischi precedenti e che dà sempre una forte caratterizzazione alla musica, anche se non è più da tempo motivo di esotismo. Valutare “The Four Doors Of The Mind” secondo i canoni del black metal atmosferico, alla luce delle assonanze ben più che evidenti col mondo fatato di Alcest e ultimi Sòlstafir, potrebbe condurci fuori strada, considerato che l’opera rimane in contesti estremi solo in minima parte. Le sfuriate tipiche del genere, già di per sé molto edulcorate, rappresentano soltanto il tessuto legamentoso che tiene assieme svolazzi post-rock e shoegaze, per i quali non vale fortunatamente l’accostamento agli schemi abituali del black-gaze, spettro aleggiante qua e là, ma nient’affatto prevalente. Anche le possibili etichettature fornite da generi non-metal vanno utilizzate con le pinze, le citazioni sono un mezzo per i Dynfari di acchiappare un certo tipo di sentimenti e di piegarne le convenzioni, per farne gli architravi di lunghi, quieti, arpeggiati, rappresentanti il modus operandi privilegiato. In queste peregrinazioni nella calma estatica, il quartetto svela tutta la sua profondità, la sensibilità con cui affronta tematiche delicate e la ricchezza del suo bagaglio culturale. Può esserci una chitarra a vibrare frenetica su un tappeto elettrico etereo, oppure due acustiche in dialogo, un’aria mansueta partire minimale e poi aizzarsi in folate energiche e variopinte, una cadenza espandersi piano fino a minacciare un’esplosione, per poi addolcirsi del tutto quando ci si aspetta un culmine di energia e pathos: la dialettica strumentale non si presta a restare dentro confini precisi o prevedibili in “The Fours Doors Of The Mind”. La forma canzone va ad annacquarsi, la voce a scomparire, più presente – come parlato – negli spaccati acustici che fanno da intermezzo, che non nelle tracce di ampia durata, quando i Dynfari parrebbero assumere le sembianze di una compagine come i giapponesi Mono, trasferitasi per qualche tempo in mezzo ai ghiacci. I suoni leggeri e l’appisolarsi in strade che si sviluppano in direzioni vaghe, quasi disprezzando l’idea di arrivare in qualche meta precisa, avvalorano l’idea di vivere un viaggio che vuole protrarsi all’infinito, non intende chiudersi, ghermisce e intrappola in uno stato mentale di pace costante. Singolare che invece di cercare il climax e crescere d’intensità in corso d’opera, l’album tenda a placarsi e dilatarsi nel verso di una dimensione catatonica, irreale, dolcemente azzurrina. Quella evocata dalla splendida copertina, del resto, che annuncia il messaggio sonico come meglio non avrebbe potuto. Disco da anime candide, non per tutti, ma per nulla avaro di qualità e sviluppi insoliti di una materia che si penserebbe oramai del tutto sviscerata.

TRACKLIST

  1. The Four Doors of the Mind
  2. 1st Door: Sleep
  3. Sorgarefni segi eg þér
  4. 2nd Door: Forgetting
  5. Sorg
  6. 3rd Door: Madness
  7. Bikarinn
  8. 4th Door: Death
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