6.5
- Band: DYSTOPYA
- Durata: 00:42:25
- Disponibile dal: //2007
- Distributore: Andromeda
Ispirati dal thrash classico, dall’hardcore ma, a ben sentire, anche dal classic, i Dystopya esordiscono con questo primo full length che potrebbe essere definito complessivamente come thrash moderno melodico. Le principali band di riferimento sono senza dubbio Pantera, Killswitch Engage, Slayer e le creature di Max Cavalera. Si parte con “P.I.L.”, speed thrash metal song velocissima, tutto riff, dove le vocals taglienti di Luca Gherardi sprigionano rabbia in quantità e il chitarrista Ivan Leone si destreggia in tre assoli fulminei. Non si tratta del brano migliore del lotto e nemmeno molto rappresentativo del lavoro ma è comunque un buon biglietto da visita. Uno dei pregi di “Always Remember Me” è che non segue una sola linea stilistica e già con la successiva “Moon’s Crying”, il gruppo cambia radicalmente sound con un pezzo più orecchiabile e leggero, ricco di melodie soprattutto a livello vocale, dove Luca dimostra di essere preparato non solo sul growl ma anche sulle parti pulite. Si torna a picchiare con la cadenzata e panteriana “Blind Angel” abbastanza mainstream nei suoi richiami al nu metal. “Fog Of Fear” nella prima parte ci mostra nuovamente il lato più tranquillo e rock dei Dystopya mentre nella seconda decolla con un’accelerazione ai limiti del power, accompagnata da assoli dove la componente melodica viaggia di pari passo a quella tecnica. La sezione ritmica non cerca di strafare ma, al contrario, è abbastanza lineare, precisa e composta. “Alameida”, con i suoi riff serrati e i cambi di tempo, ricorda i Kreator più recenti e pecca solo di una linea vocale ripetitiva e non proprio esaltante, difetto evidenziato anche da “Timanfaya”. Migliori “In The Black Heart Of The Oceans”, tutta giocata sull’alternanza tra parti più riflessive e altre maggiormente aggressive e la conclusiva “Killing Time”, dove arpeggi e melodie sono ancora una volta al centro della scena. Una buona chiusura di un lavoro che a conti fatti non è molto originale e non convincente in tutti i frangenti, ma rappresenta comunque una solida base di partenza, soprattutto perché eterogeneo e ricco di spunti che la band potrà sviluppare senza il timore di essere già stata strettamente classificata in questa o quella categoria musicale.
