6.0
- Band: E-FORCE
- Durata: 00:51:52
- Disponibile dal: 19/11/2021
- Etichetta:
- Mighty Music
Tocca il ventennale di carriera la creatura di Eric Forrest, gli E-Force. Uscito dai Voivod, dopo la fortunata parentesi (dal punto di vista artistico) rappresentata da “Negatron” e “Phobos”, il cantante/bassista canadese, nel frattempo trasferitosi in Francia, tocca oggi il traguardo del quinto disco. Lo fa abbastanza in sordina, fedele a un’indole underground che ne ha del resto contraddistinto le mosse con la sua attuale band. Quanto offerto con gli E-Force non è poi cambiato molto nel corso degli anni, Forrest ha una sua idea ben precisa e delimitata del thrash e gira fisso attorno ad essa, curandosi poco di altri aspetti. Poca la voglia di intraprendere scelte di rottura in un canovaccio consolidato, dal quale difficilmente si esce nel corso di “Mindbender”.
Grosso modo, i contenuti dell’album guardano con nostalgia ai fasti voivodiani nel periodo con Forrest alla voce. Anche se quelle soluzioni piene di inventiva vengono spogliate dei loro tratti avveniristici, riconsegnandocene una versione più asciutta, schematica e cruda. Limitrofe a certo thrash-hardcore, per via di ritmiche molto dritte e un riffing che solo saltuariamente osa qualche intreccio un poco variegato. L’uso di effettistica ‘aliena’ è timido assai, così come l’inserimento di stridori chitarristici che possano portare a una dimensione vagamente spaziale. L’impronta stilistica guarda quindi a connubi di varie correnti estreme secondo un’ottica da ultimi anni ’90-primi 2000: un incontro-scontro di istintività, frenesia e spunti evoluti che mette assieme thrash modernizzato, hardcore, un pizzico di industrial, più per talune atmosfere e l’incedere squadrato di alcuni spezzoni di canzone, che non per il suono in sé.
La ricetta funziona in modo altalenante, dando l’impressione di una band volitiva e convinta di quello che sta facendo, ma in ultima analisi scostante sia nell’ispirazione complessiva che nell’energia infusa. Difficile rimanga impresso qualche singolo episodio, esclusa la buona cover di “Insect” – dei Voivod, guarda caso – utile a rimarcare quanto sia impari il confronto con gli ancor oggi lanciatissimi fuoriclasse capeggiati da Michel ‘Away’ Langevin. Quando il trio si mette d’impegno e tira fuori qualche gradita armonizzazione di sapore fantascientifico – tipo l’avvio di “Hellucination” – nasce la speranza che la navicella decolli da terra e ci faccia sognare: sono attimi effimeri, perché quasi sempre gli E-Force si rifugiano in rassicuranti midtempo anthemici o in accelerazioni abbastanza scolastiche e raramente tracimanti di violenza, o particolarmente spumeggianti. Anche la scelta di puntare spesso sul groove e tempi non propriamente serrati gioca a sfavore, l’adrenalina latita e tocca allora mettere in mostra qualche solismo tagliente, per insaporire tracce altrimenti monocordi. Il mestiere dei musicisti coinvolti, la voce al vetriolo discretamente invecchiata di Forrest e, appunto, una verve solista apprezzabile tengono in piedi il disco. Non siamo però molto oltre la sufficienza. I fanatici voivodiani e di quel particolare periodo della loro carriera rappresentato da “Negatron” e “Phobos” potranno forse trovare qualche motivo di interesse, per tutti gli altri il consiglio è di rivolgersi ai Voivod medesimi: otterranno sicuramente maggiori soddisfazioni.
