E-L-R – Vexier

Pubblicato il 12/03/2022 da
voto
7.0
  • Band: E-L-R
  • Durata: 00:47:49
  • Disponibile dal: 11/03/2022
  • Etichetta:
  • Prophecy Productions

Che il doomgaze stia passando un buon periodo è forse chiaro a molti. Numerose sono infatti le band e i contributi che la nuova sfera celeste e atmosferica post-rockeggiante abbia instillato nell’opprimente e angusto doom esistenzialista. Che poi, qui, si continui a parlare del ben più generico termine di post-metal, in fondo, va bene così, fin quando ci si capisce.
Colorato nuovamente da una volta psichedelica di sicuro effetto evocativo, il nuovo (e secondo) lavoro degli svizzeri E-L-R appare un buon prodotto che ben si inserisce in questa fortunata cornice. Il trio intreccia un sottile arazzo con diligenza e perseveranza, il quale raffigura un labirinto pieno di dettagli intricati e tesori nascosti, così come era stato per il buon debut “Mænad” (2019), accolto con ampi consensi sia dalla critica che dai fan, tanto da portare a inviti a tour con post-metallari belli e buoni come Amenra, Wolvennest, Dark Buddha Rising e Hangman’s Chair.
Nella introduttiva “Opiate The Sun” il semplice strimpellamento di una chitarra ritmica si espande lentamente in uno spazio cosmico riverberato sempre più ampio e sludgy. Voci gentili si levano in sottofondo, suadenti e mortali come sirene greche. Ed è un po’ tutto lì il discorso che gli E-L-R portano avanti nel secondo lavoro, debitore di un sound piuttosto canonico ma pur sempre – come nelle premesse – fortunato oggigiorno. Il risultato finale è qualcosa di molto più ampio e al tempo stesso roccioso del loro debutto, pur mantenendo la caratteristica miscela di psichedelia lenta e pesante, carica di doom con tracotanza post-metal, punteggiato qua e là da registrazioni sonore variopinte, come il canto di certi uccellini. “Seeds” inizia con un ipnotizzante riff di basso post-rock in loop, a cui si unisce presto l’intera band in un bel melting pot groovoso e doomeggiante che durerà l’intero pezzo. Siamo in puro territorio doomgaze qui, ma i massicci riff sono anche punteggiati dalle tonalità oscure di armonia black metal che strizzano l’occhio al compagno blackgaze, senza diventare mai troppo scontati nella melodia à la Explosions In The Sky di turno. Intenzionalmente sepolti nel mix, ci sono urla e ringhi angosciati inframmezzati dai canti melodici più familiari che “colorano” piacevolmente il tutto. Man mano che la canzone procede, diventa più maestosa ed epica: gli strati di armonie vocali diventano sempre più importanti, emergono sempre più i synth e il tutto sembra enorme, dilatato e cinematografico. “Fleurs of Decay” lascia sospesi in un’atmosfera space-rock cupa e ultraterrena, come un rituale magico andato a male. Nello spazio. Atmosferica ed effetti entrano ed escono nel riff ripetitivo. Un certo sentore black metal progressivo à la Behemoth, seguito da suadenti melodie folkeggianti fa capolino nei medesimi territori desolati e riverberati. La chiusura dell’album “Foret” inizia con tom bellici e una linea di basso intrecciata e pulsante, che consentono agli eBow di costruire minacciosamente sopra le righe una melodia ipnotica. L’intensità aumenta gradualmente fino a raggiungere il picco con una magistrale sezione in blastbeat – con le chitarre black metallizzate strazianti che ondeggiano sopra le righe. La coda ci riporta quasi al punto di partenza, con chitarre shoegaze pulite e intrise di riverbero e una melodia ripetitiva e sognante, riprendendo quasi il ciclo.
“Vexier”, in definitiva, è un buon disco ricco di quello che il doomgaze atmosferico regala oggigiorno. Consigliato agli amanti delle sonorità sognanti, delle belle produzioni, del perdersi, un poco, nel retaggio straniante del cosmo.

TRACKLIST

  1. Opiate the Sun
  2. Three Winds
  3. Seeds
  4. Fleurs of Decay
  5. Forêt
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