6.5
- Band: ECOCIDE
- Durata: 00:33:49
- Disponibile dal: 23/10/2023
- Etichetta:
- Memento Mori
- Violence In The Veins
A dieci anni di distanza dall’album d’esordio, nonchè l’unico pubblicato, gli olandesi Ecocide ritornano in pista grazie a Memento Mori Records con un secondo full-length, dal titolo “Metamorphosis”.
Quest’ultima decade ha portato per il quartetto di Haarlem infrequenti apparizioni di rilievo – dall’ultima con I Am Morbid, alle meno recenti con Malevolent Creation e Sinister; seguono poi due cambi di formazione, qualche anno di inattività ed infine, una volta annunciato il ritorno vero e proprio, un paio di singoli a preannunciare il nuovo disco.
“Metamorphosis” colpisce con mezz’ora abbondante di death metal nudo e crudo, quello con casa base in Florida, e rimane fedele nella proposta, sulla falsariga di “Eye Of Wicked Sight”. In linea generale, da ciò che emerge dai nove brani che compongono l’album, possiamo dire che gli Ecocide si siano estremamente ispirati agli Obituary degli ultimi anni, per quanto riguarda il riffing, per i suoni e anche per le strutture messe in campo.
Il nucleo dei pezzi lo fanno le martellate di doppia cassa, il tiro midtempo e qualche sporadica accelerata in dbeat, senza mai raggiungere bpm particolarmente sostenuti. La voce è cavernicola e marcia al punto giusto, in modo da restare coerente e funzionale con efficacia nei canoni del death metal vecchia scuola.
Le idee che vengono messe sul piatto non sono particolarmente geniali e originali, ma tutto resta più che fedele alla tradizione, complice inoltre una buona prova tecnica a livello d’esecuzione.
Segnalazioni a parte devono essere fatte per la title-track, che presenta una sezione ad incastri decisamente più pensata, rimando che va subito ai Death di “Symbolic”, e “Vortex Singularity”, in cui l’unica vera e propria accelerazione presente in tutto l’album fa subito pensare al drumming di Pete Sandoval. In aggiunta, promuoviamo il buon lavoro di lead guitar in “Transcendence Of The Mind”, e i vari accompagnamenti melodici di “Corrupted Reality” e “The Flayed” a sostenere e rinforzare con gusto i riff principali.
Alla fine dei conti “Metamorphosis” scorre in scioltezza e si fa ascoltare senza alcuna difficoltà, tuttavia ciò che rimane impresso davvero è solo un ricordo dei grandi classici di qualche decade fa. Sicuramente la qualità dei brani si fa sentire e non sono presenti strafalcioni compromettenti, noi però non sentiamo quel pizzico di personalità e originalità che porterebbe la formazione olandese a fare il salto di qualità. Restiamo a vedere cosa riserverà loro il futuro, sperando di non dover pazientare altri dieci anni prima dell’uscita del prossimo lavoro in studio.
