EDENSHADE – Stendhal Got That Close

Pubblicato il 13/06/2011 da
voto
7.0
  • Band: EDENSHADE
  • Durata: 00:30:54
  • Disponibile dal: 20/06/2011
  • Etichetta: Casket Music
  • Distributore: Audioglobe

Gli Edenshade si sono dati al nu metal? Ebbene sì, quello che era solo un presagio, emerso dall’EP "The Paper Days", trova ora definitiva conferma alla luce del nuovo "Stendhal Got That Close", terzo full length che vede il mastermind Stefano Wosz, unico sopravvissuto dai tempi di "The Lesson Betrayed", impegnato nella doppia veste di chitarrista/cantante. Accantonato ormai del tutto il cantato in growl, il nostro mette in mostra uno stile vocale più roco ed incisivo, perfetto per accompagnare un songrwiting sempre più orientato all’impatto e al groove, senza però rinunciare a quel gusto melodico da sempre tratto distintivo degli Edenshade. Se una volta i nomi di riferimento erano Dark Tranquillty e Dream Theater oggi il principale termine di paragone sembrano essere, rispettivamente per quanto riguarda il riffing e l’operato della sezione ritmica, i Mudvayne e i Korn dei tempi d’oro, il tutto però filtrato dalla tipica sensibilità dei nostri. Il risultato, complice l’ottima produzione ottenuta presso i Lullaby Recording Studio e dei Finnvox Studios, è un lotto di canzoni in grado di bucare casse e cuffie, come l’opener "Need", la cui furia ritmica viene stemperata a metà del pezzo da un break recitato in stile Subsonica; nessuna tregua invece per la successiva "Seven Days Are Gone" – riff portante in stile Sevendust, basso slappato di korniana memoria e refrain melodico di stampo Edenshade – e nella già nota "Everything I Painted You", riuscito esempio di quel nu-prog riuscito a metà ai Cheope e molto meglio agli Edesnhade. Tralasciando la strumentale "Consequences" e l’intermezzo di "Airplanes And Her", il resto della tracklist si sviluppa secondo la stessa formula – strofa pestata/ritornello melodico/bridge elettronico – ma, pur nella sua linearità, il songrwiting dei nostri riesce sempre a sorprendere: che si tratti di una chiusa malinconica ("Caress"), di un’armonizzazione killer ("Another Purity Failing") o di uno stacco degno dei Pain Of Salvation (ancora "Another Purity Failing"), ad ogni passaggio è possibile cogliere una nuova sfumatura sotto traccia. Peccato solo per la durata contenuta, soprattutto se non si contano i due intermezzi, ma, pesando l’album con il bilancino delle emozioni e della fruibilità, il saldo finale è decisamente positivo. Non siamo ancora ai livelli da sindrome di Stendhal, ma l’atteso come back della formazione tricolore, pur discostandosi di molto dal suo predecessore, colpisce ancora una volta nel segno.

TRACKLIST

  1. Need
  2. Seven Days Are Gone
  3. Everything I Painted You
  4. Consequences
  5. Building A Bomb For A Lover
  6. Caress
  7. Another Purity Failing
  8. Airplanes And Her
  9. God Is A Comedian
1 commento
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