EERIE – Eerie

Pubblicato il 06/09/2016 da
voto
7.5
  • Band: EERIE
  • Durata: 00:37:32
  • Disponibile dal: 29/07/2016
  • Etichetta: Tee Pee
  • Distributore:

L’unica perplessità che resta dopo l’ascolto di questo lavoro risiede nell’improbabile presentazione della band, venduta da Tee Pee Records come ‘uno spaventoso ibrido di black metal e hard rock’. Ora, che i confini tra i vari sottogeneri del Metal siano labili, e che citando G.L. Ferretti ci importi una sega, è scontato; ma la verità è semplice: “Eerie” è, semplicemente, un ottimo lavoro di energico sludge/stoner, ben affondato, con classe e capacità, in reminiscenze degli anni Settanta. E del resto era difficile aspettarsi meno da musicisti che vantano in curriculum l’appartenenza o la collaborazione con band come Alaric, Draugar o l’altra superband Twilight. “Hideous Serpent”, il brano che apre l’album, ha già tutto quello che serve per valutare positivamente il lavoro: voce pomposa e filtrata, chitarra grassa dalla cadenza rallentata, con opportune accelerazioni, una sezione ritmica potente; la batteria si fa ancora più incalzante sul secondo pezzo, “Yeti”, uno degli highlight dell’album, complice un riff a base di Bourbon e schegge di vetro e una linea vocale davvero accattivante – non priva di qualche reminescenza dei Mastodon più recenti – con anche spazio per un bell’intermezzo psych. “Master Of Creation” abbassa un po’ i toni, configurandosi come il pezzo più canonico dell’album, nonostante (ancora una volta), l’ottima dinamicità della batteria e un ritornello che entra in testa efficacemente. “Immortal Rot” innesta la giusta dose di southern rock (sui generis), mentre la conclusiva “Blood Drinkers” chiama in causa altri paladini del genere, e in particolare gli High On Fire. Se poi vi servono altri paragoni, senza scomodare i Maestri del passato, i rimandi generalmente presenti sono innanzitutto con gli Orchid, e poi – per chi se li ricordasse – quei gustosi cloni di Ozzy & co. che andavano sotto il nome Hellfueled; sebbene qui l’originalità sia maggiore. Originalità che, solo, giunge in un genere saturato come le chitarre e i bassi in uso, e quindi, pur consigliandovi assolutamente l’ascolto, attendiamo ancora il novello Messia, ovvero l’insperato masterpiece del genere. Nota finale: la copertina, opera del celebrato grafico Tim Lehi, anche chitarrista della band, lascia due scelte; vi farà strappare gli occhi per la sua bruttezza, o vi affascinerà per l’evidente gusto retrò. Ma se rientrate nella prima schiera, fidatevi del fatto che il contenuto musicale, sia lode a Satana, è di ottimo livello.

TRACKLIST

  1. Hideous Serpent
  2. Yeti
  3. Master Of Creation
  4. Immortal Rot
  5. Blood Drinkers
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