EGO DEPTHS – Gjerhal Ket Bardo

Pubblicato il 18/03/2014 da
voto
8.0
  • Band: EGO DEPTHS
  • Durata: 01:04:23
  • Disponibile dal: 15/12/2013

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L’est dell’Europa è terra fertile per doglianze in forma sonica, la lontananza dai grandi circuiti internazionali sembra esaltare la creazione di opus discografici affranti ed emananti dolore pulsante. In molti lavorano sottotraccia, ai margini, come in questo caso in solitaria, per creare qualcosa che rappresenti vividamente e tangibilmente i propri intimi turbamenti. Quello che in epoca pre-internet sarebbe rimasto nascosto in qualche sperduto villaggio o periferia come misconosciuta reliquia, grazie alla rete può venire facilmente alla luce e sfamare lupi perennemente affamati di nuove opere che scuotano l’anima, pongano interrogativi, si piantino come chiodi nel cuore e nella mente.  Peschiamo a questo giro in Ucraina, dove Stigmatheist ha plasmato una piagata scultura funeral doom ora giunta al secondo album, seguito dell’esordio del 2009 “Equilibrium Sickness” e di una serie di altri EP e split con band altrettanto lontane dalla ribalta. Per il musicista di Donetsk, ora trasferitosi nel più confortevole Canada, potrebbe essere la consacrazione in una nicchia, quella del funeral doom, tra le più fertili e sfaccettate dell’odierno universo metal. Dello spettro a tinte scure del sottogenere di appartenenza, gli Ego Depths hanno preferenza per le colorazioni nere con qualche spruzzata di blu che dir cupo è un eufemismo. Lo spropositato incombere di una cattedrale gotica che si sfracella rovinosamente sulle nostre teste, rimbombando fragorosa nella caduta, è il film mentale che ci suscitano queste estenuanti tracce. La parte del leone la fanno riff drammatici, mattonate che si trasformano in neri ricami, tetre manifestazioni di morte che piegano e genuflettono, lasciando l’animo ricolmo di una tristezza insanabile. Profondità e splendore trasudano da chitarre trancianti come una ghigliottina e poeticamente cineree, invadenti di ogni altro spazio e replicanti se stesse in cantici di afflizione con ben poche soluzioni di continuità. Meditativi commoventi interrompono le flagellazioni senza portare alcuna speranza, semmai immergono più saldamente in un pozzo dove delusioni e frustrazioni tormentano l’individuo senza lasciargli scampo. La pressione esercitata e l’esacerbazione di sentimenti negativi, tramite la sadica replica di partiture senza barlumi di luminosità, costituiscono un richiamo irresistibile per i fan del settore e un ostacolo probabilmente insormontabile a chi non sia un die-hard fan delle sonorità funeral. L’impressionante muraglia di angoscia riversataci addosso è invincibile, le note di violino praticamente a congedo di “Dissolution…” e gli arpeggi celebrativi in “Unmasker Of The Absurd” tengono giusto in incubazione il malessere, lo placano il tempo necessario a ritrovare un minimo di lucidità, ma lo scivolamento in un nuovo stato di prostrazione mentale è dietro l’angolo, ineluttabile. L’ambivalenza dei lastroni di chitarra sganciati, dalla grandeur sinfonica ma intrinsecamente torturati dal male, è la suggestione più forte del disco, invero meno attento a sviluppare dinamiche che non siano un mero accompagnamento delle predominanti giaculatorie della sei corde. Il cantato invece è un ruggito, uno sfogo di angosce, paure, timori. La voce si integra magnificamente a un dedalo di melodie tremolanti come candele sferzate da aria gelida, non le sovrasta mai e ne costituisce la cornice e il rinforzo piuttosto che la linea guida. Da maneggiare con attenzione e non consigliato a chi sia in cerca di un ascolto rilassante e poco impegnativo, “Gjerhal Ket Bardo” lascerà ben pasciuti i fautori dell’extreme doom come strada maestra da percorrere nella propria esistenza. La via verso le Profondità dell’Io è tracciata, sta a voi percorrerla.

P.S. Il disco esce autoprodotto ed è in download sulla pagina Bandcamp del gruppo con la formula name-your-price, un motivo in più per dargli una chance.

TRACKLIST

  1. Dissolution...
  2. Unmasker Of The Absurd
  3. My Hearse Immortal
  4. The Still
  5. ...Into The Empty Maw Of Universe
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