6.0
- Band: EGOCIDE
- Durata: 00:30:24
- Disponibile dal: 19/09/2025
- Etichetta:
- Dusktone
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“Mortichnia” è il secondo album dei bresciani Egocide, formazione attiva dal 2017 e attualmente sotto contratto con l’etichetta comasca Dusktone. Il quintetto lombardo si presenta come un’entità di estrazione hardcore e punk che punta a fondere ed estremizzare le sue radici con suoni di derivazione death metal e thrash metal; insomma, un calderone non particolarmente originale in cui si inseriscono diverse influenze e punti di riferimento.
In questi casi, va da sé, il rischio che si prende l’artista è quello di addentrarsi in un percorso musicale già sentito e risentito, dunque potenzialmente banale e ripetitivo: anche gli Egocide cadono in questa trappola, perché la formula non riesce a convincere appieno e lascia più di un punto interrogativo, spingendo il tutto a cadere in una sorta di incompiutezza generale e disorientamento da parte dell’ascoltatore.
Partendo dagli aspetti positivi, sicuramente bisogna citare l’ottima produzione che poggia le sue basi su suoni possenti, compatti e un mixaggio ben equilibrato, anche se la batteria scivola spesso nei tipici modelli delle campionature iper-digitalizzate con suoni artefatti e patinati quando si spinge sull’acceleratore; un aspetto quest’ultimo che può risultare indigesto, in modo particolare a chi è legato alle sonorità a cavallo tra anni Ottanta e Novanta.
Non dispiace, invece, l’utilizzo del cantato in italiano su alcune canzoni, che è forse l’aspetto più punk, hardcore e rivoltoso della proposta marcata Egocide, riprendendo in parte la formula rabbiosa dei Cripple Bastards, anche se qui si utilizza molto di più il growling rispetto al tipico cantato di Giulio The Bastard; anche a livello di testi e temi trattati non ci si discosta troppo dal gruppo grindcore astigiano tra disagio sociale, depressione e violenze assortite.
Passando all’aspetto musicale, le chitarre conquistano la scena soprattutto quando si cimentano in fraseggi thrash metal a velocità medie e sostenute che richiamano da una parte la scuola della Bay Area (Slayer e ultimissimi Testament su tutti) e dall’altra gli ibridi tra thrash e death metal di inizio anni Novanta, come i newyorchesi Demoltion Hammer e nei passaggi più cadenzati i floridiani Solstice.
Se le parti thrash metal hanno abbastanza mordente e riescono a coinvolgere, lo stesso non si può dire per il lato più death metal di “Mortichnia”, che ci consegna una band acerba e che prova a estremizzare le composizioni più che altro attraverso la melodia e la velocità, dando l’impressione di non avere una direzione e un obiettivo ben precisi.
Quando si parla di thrash metal, senza dubbio le otto tracce di “Mortichnia” ci consegnano un suono aggressivo, competente e pienamente sufficiente. In chiave death metal, invece, gli Egocide risultano ancora troppo prevedibili e semplicistici; un gruppo in divenire che ha sicuramente ampi margini di crescita, ma che deve ancora trovare una strada da battere con coerenza, perché non è sufficiente inserire nei pezzi qualche sporadico blastbeat o qualche riff in tremolo picking per costruire un’impalcatura di death metal efficace.
Anche l’aspetto hardcore andrebbe approfondito maggiormente, insieme al cantato in italiano che riesce sempre a infondere rabbia ai pezzi. Insipida infine la copertina, che non aggiunge nulla al prodotto finale.
In conclusione, un gruppo che è ancora in cerca della sua piena maturità.
