4.5
- Band: EKTOMORF
- Durata: 00.32.14
- Disponibile dal: 16/02/2018
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Un distillato sonico che ha il sapore dell’esasperazione: ancor prima di ascoltare “Fury” chi scrive era maldisposto, consapevole del totale immobilismo sonoro, della totale e incontestabile derivatività della proposta, dalla psicotica sovrapposizione di identità musicale che pochi hanno il coraggio di inscenare per anni, senza vergogna, senza soluzione di continuità, senza l’ira di musicisti, discografici ed appassionati di musica. Com’è possibile che in un’industria al collasso la sterile e sbiadita fotocopia di un’artista già eccessivamente prolifico, che è giunto a ripetere se stesso in molteplici occasioni, possa essere premiata con una carriera? Come negli incubi in cui l’impeto crescente di violenza vede inscalfibile l’oggetto dell’odio gli ungheresi si presentano con l’ennesimo lavoro ricalcato dai Soulfly, e di nuovo riescono pure a replicare le qualità della creatura di Cavalera con un thrash/groove primitivo, basilare e, ahimè, coinvolgente. Perché “AK 47” ha anche un ritornello che fa muovere la testa, costruito con perizia. “Blood For Blood” ha un impatto corale non indifferente. “Tears of Christ” è un midtempo con un gran tiro, così come “Skin Them Alive” se la gioca alla grandissima su coordinate molto più veloci. Zoltan ci crede veramente insomma, e non è un totale incapace, soprattutto quando le sue qualità vengono elevate da originali oltre il limite dell’autosvalutazione. Ogni qualità in ogni caso diventa un’aggravante per chi saccheggia così pesantemente e con insistenza il patrimonio artistico di qualcun altro, quindi vergogna AFM, vergogna Tue Madsen, vergogna Wacken e vergogna Zoltan Farkas. Per chi scrive sarà sempre un NO.
