5.0
- Band: EKTOMORF
- Durata: 00.42.11
- Disponibile dal: 31/01/2014
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Chiunque abbia il sangue al cervello dopo aver ascoltato i presunti plagi degli Avenged Sevenfold di “Hail To The King” farebbe bene a stare alla larga dagli Ektomorf, pena l’esplosione del cranio a mo’ di Lemmings. I dolorosamente proficui ungheresi sono infatti noti per aver modellato il proprio groove metal ricalcando i canoni altrui, e possono oggi essere individuati scientificamente come metro di tolleranza per la sopportazione individuale, andando a tarare il confine personale tra ‘ispirazione giustificabile’ e ‘plagio’. Sfortunatamente questo “Retribution” non fa eccezione, andando a pescare un po’ dal campionario Cavalera (come se ci fosse spazio per i cloni, viste le logorroiche abitudini di Max) e un po’ dai Machine Head… quelli più scarsi! Perché attingere da “Burn My Eyes” quando in tanti vogliono dimenticare “Supercharger”? Ecco quindi che il leader Zoltan va a ripescare addirittura le cadenze del Robb Flynn biondo coi capelli a riccio, le ritmiche si fanno lineari, vicine al nu metal e all’hardcore, l’effettistica e la distorsione tornano agli anni di Ross Robinson. La band tenta anche qualche variazione allo scolastico abbecedario (le clean di “Numb And Sick” e “Lost and Destroyed” sono un esempio), ma si finisce sempre su soluzioni tragicamente infantili. Pur consapevoli della buona resa live della band e della relativa bontà di alcune tracce (funzionano, ma sono troppo stilizzate e derivative per chiunque abbia sviluppato del senso critico), se ci si ferma a ragionare sulla longevità degli Ektomorf viene da riflettere seriamente sul limite tra decenza e godibilità, come sul livello di esigenza e cultura musicale del metallaro medio. Il quadro lo avete, valutate secondo il vostro metro di giudizio. Con tutta la buona volontà, per noi è no.
