ELECTRIC CALLBOY – Tanzneid

Pubblicato il 04/08/2026 da
voto
7.5
  • Band: ELECTRIC CALLBOY
  • Durata: 00:42:06
  • Disponibile dal: 07/08/2026
  • Etichetta:
  • Century Media Records

Quando si dice la potenza del marketing: negli anni Dieci, quando ancora si chiamavano Eskimo Callboy ed erano fieri portavoce della triade ‘sesso, droga e rock’n’roll’ declinata in chiave partycore, la band del Castrop-Raxuel era tra i tanti esponenti della scena metalcore tedesca, sicuramente apprezzata in madrepatria ma relativamente poco nota al di fuori dei paesi di lingua tedesca, dove era comunque tra i nomi di spicco dell’electronic-core grazie ad album sboccati ma divertenti, come “We Are The Mess”, Crystals” e “The Scene”.
Dopo l’interlocutorio “Rehab”, ultimo disco con il vecchio moniker e il frontman Sushi (successivamente uscito per divergenze artistiche e avviato ad una carriera solista con il progetto Ghostkid), la svolta avviene nel 2020, in piena pandemia, con l’ingresso del nuovo cantante Nico Sallach e l’uscita di “Hypa Hypa”, singolo spaccaclassifiche capace di fondere i classici breakdown metalcore con l’Eurodance più tamarra, arricchendo il tutto con un video virale su YouTube e TikTok, ormai da tempo sostituti di quello che una volta era MTV.
Con “Tekkno”, primo album pubblicato dopo il rebranding ad Electric Callboy e il disconoscimento dei vecchi brani più controversi, la formula vincente viene replicata su scala: video sempre più parodistici (un po’ come i Blink 182 d’inizio secolo), collaborazioni/remix a tutto spiano, un sound EDM-core perfetto per le nuove generazioni dai gusti musicali sempre più fluidi e live show circensi fanno volare il disco in cima alle classifiche, portando il sestetto nei palazzetti con un’ascesa seconda, negli ultimi dieci anni, solo a Bring Me The Horizon e Parkway Drive.

Con queste premesse c’era ovviamente grande attesa per “Tanzneid”, settimo disco in assoluto (e secondo dopo il reboot) che segue la formula magica di tutti i sequel: uguale al primo, ma di più.
Ad aprire il disco è la title-track, simile alla formula collaudata di “Hypa Hypa” – synth techno in apertura, ritmiche hard-style, il classico ritornello a due voci tra il già citato Nico e Kevin Ratajczak ed infine il consueto breakdown apri-pogo nel bridge – e destinata a un posto di rilievo in scaletta. Discorso simile per “Elevator Operator”, una versione 2.0 di “We Got The Moves” giocando su un concetto tanto semplice quanto geniale, ovvero la musica d’ascensore che diventa virale tra motivetti innocui rivisitati con i synth e i consueti breakdown danzerecci.
Il salto di qualità si vede viceversa a livello di collaborazioni: se “Ratatata”, con le inflazionate Baby Metal, è ormai vecchia di un paio d’anni (e peraltro già pubblicata nel disco del trio nipponico), il feature di Dexter Holland e Noodlees dei The Offspring su “Let The Good Times Roll” (parodia fin dal titolo del penultimo album della band californiana, “Let The Bad Times Roll”) è decisamente azzeccato nel mescolare il consueto stile Callboy con l’attitudine più pop-punk degli autori di “Pretty Fly”, fungendo al contempo da ulteriore viatico per il mercato americano.
Restando in tema pop-punk, particolarmente riuscita anche la cover di “Still Waiting” dei Sum 41, sorta di omaggio a Frank Zummo (turnista di lusso approdato in formazione dopo lo scioglimento della band canadese) e resa in maniera personale da Nico & Kevin senza tradire lo spirito dell’originale. Più peculiare “Hypercharged”, realizzata insieme ai creatori del videgioco “Brawl Stars”: se concettualmente siamo sempre nel mondo del marketing (con un’evoluzione di quelle che erano le colonne sonore di videogame o blockbuster Y2K), dal punto di vista musicale i synth a 8-bit si sposano alla perfezione con lo stile della casa, fornendo un’ideale sottofondo per una versione sotto steroidi di “Ready Player One”.

A convincerci meno, come già era stato per “Hurrikan” nel precedente album, è il contrasto forzato di “The Way You Are”, che in poco più di due minuti passa da una ballad in stile Backstreet Boys (i millenial cresciuti a pane e MTV avranno riconosciuto il rimando a “I Want It That Way”) ad un break deathcore. Più efficaci, da questo punto di vista, i contrasti su “Heartclub” (in cui lo scream di Kevin è più che mai protagonista) o “The Savior”, che per variare un po’ la formula si giocano qualche rimando al sound più luccicante e patinato della synthwave anni Ottanta.
La chiusura, affidata a “Revery”, arricchisce il piatto con giusto un po’ di voci femminili, mentre i quattro remix posti in chiusura non aggiungono molto se non per gli ascoltatori più appassionati di musica elettronica.

Senza prendersi troppo sul serio, ma facendo dannatamente sul serio per offrire un’intrattenimento a tutto tondo, gli Electric Callboy si confermano una macchina ormai rodata, pronta alle grandi arene (li aspettiamo anche al Forum di Milano il prossimo anno) e a ruoli da headliner nonostante l’ancora giovane età: la breve durata (poco più di mezz’ora) e la disponibilità anticipata della maggior parte dei pezzi (l’80%, remix esclusi) potrebbero far pensare ad un disco ’playlist’ – ovvero uscito ora in formato fisico per capitalizzare il successo dei singoli già rilasciati negli ultimi due anni – ma le dinamiche del mercato ormai sono queste, e al culmine della stagione estiva ben venga un disco di modern dance-core come “Tanzneid”!

TRACKLIST

  1. Tanzneid
  2. Ratatata (feat. BABYMETAL)
  3. Hypercharged
  4. Let The Good Times Roll (feat. The Offspring)
  5. Elevator Operator
  6. The Way You Are
  7. Still Waiting
  8. Revery
  9. We Got the Moves (Sullivan King Remix)
  10. TANZNEID (Paolo Ferrara Remix)
  11. Hypercharged (Paul Elstak Remix)
  12. Revery (Sullivan King Remix)
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