7.5
- Band: ELEMENT OF CHAOS
- Durata: 00:52:00
- Disponibile dal: 27/05/2016
- Etichetta:
- Agoge Records
- Distributore: Goodfellas
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Gli Element Of Chaos sono una band romana attiva ormai da quasi un decennio, ma che aveva esordito solo nel 2013 con l’album “Utopia”. Ascoltando il loro nuovo lavoro, intitolato “A New Dawn”, abbiamo avuto subito modo di appurare quanto il gruppo sia cresciuto e sia maturato. Innanzitutto, il combo capitolino ha saputo fare un po’ di ‘ordine’ nel proprio stile, riuscendo a far convivere le proprie diverse influenze in maniera ottimale: partendo da una base deathcore, la band accoglie elementi djent e prog/death, non disdegnando suoni campionati e sonorità elettroniche, in un mix dove tutto risulta ben amalgamato. La musica degli Element Of Chaos si presenta dunque molto aggressiva, sorretta da un solido riffing, con cantato estremo, che però lascia di tanto in tanto spazio ad aperture melodiche e a passaggi atmosferici, carichi di mood. Un approccio dunque tutto sommato alquanto sperimentale, per quanto poi in realtà ormai non particolarmente innovativo, che riesce però ad essere credibile e talvolta anche alquanto intrigante. Se, infatti, ad eccezione magari dell’opener “The Second Dawn Of Hiroshima”, non ci entusiasmano le tracce iniziali del disco, forse anche perchè tendenzialmente caratterizzate da una struttura un po’ più semplice o più vicina al classico metalcore, il discorso cambia in maniera più decisa a partire soprattutto da un brano come “Mutant Circus Manifesto”, perchè da questo momento in poi la band comincia a lasciarsi andare, esprimendo in assoluta libertà tutta la propria creatività: basti citare, a titolo meramente esemplificativo, i passaggi jazzati in mezzo a “Coming Home” o i bei cambi di passo di “The Harmony Concept” per rendersi conto di quanto la band sappia costruire brani articolati, ricchi di idee interessanti e per nulla banali. Gli Element Of Chaos danno ampio spazio anche al proprio lato più introspettivo e malinconico nel brano “Sons Of The Atom”, che di fatto potremmo considerare la traccia di chiusura del disco: la tracklist, infatti, è completata da una seconda versione di “Epiphany”, nella quale vengono amplificati gli effetti elettronici con diversi overdub, con risultati niente male (a patto che tale esperimento rimanga confinato ad un caso isolato: non vedremmo affatto bene infatti un intero album così), nonchè da una versione di “The Butterfly Effect”, un brano a suo tempo giù pubblicato nel loro primo album. Buon disco, per una band a questo punto da tenere senz’altro d’occhio.
