ELM STREET – Knock ‘Em Out… With A Metal Fist

Pubblicato il 27/06/2016 da
voto
6.0
  • Band: ELM STREET
  • Durata: 00:53:45
  • Disponibile dal: 24/06/2016
  • Etichetta: Massacre Records
  • Distributore: Audioglobe
Sono passati ben cinque anni da quando abbiamo avuto modo di recensire il primo album degli australiani Elm Street sulle pagine di Metalitalia.com e in tutto questo tempo la band ha affinato la sua esperienza, attraverso un’intensa attività live come supporting act degli Iced Earth e dividendo il palco con band come Hammerfall, Sepultura, Tankard, Coroner ed Accept. Li avevamo lasciati con la pubblicazione di “Barbed Wire Metal”, disco scanzonato, senza troppe pretese, devoto al cento per cento alla vecchia scuola dell’heavy metal classico di Iron Maiden e Judas Priest, e li ritroviamo oggi con una proposta musicale che, pur senza discostarsi troppo da quanto ascoltato in passato, merita qualche considerazione aggiuntiva. Lo stile del gruppo, infatti, continua inevitabilmente a pescare a piene mani dall’enciclopedia dei riff della Vergine di Ferro, aggiungendo qualche venatura speed che rimanda anche alla scuola tedesca; allo stesso tempo, però, le costruzioni musicali si fanno leggermente più strutturate. La band non si trova più a rincorrere il facile coro da birreria o la continua cavalcata metallica come nel primo album e prova invece a variegare la sua proposta con anche degli inserti acustici. La voce del cantante/chitarrista Ben Bates, invece, vira ancora di più verso uno screaming che ricorda il primo Alexi Laiho, ma questa scelta stilistica si mostra come una lama a doppio taglio, perché da una parte consente a Batres di nascondere più di un difetto tecnico, ma allo stesso tempo appiattisce parecchio la performance, andando a penalizzare una band che già non brilla per originalità. Andando ad esplorare più nel dettaglio questo “Knock ‘Em Out… With A Metal Fist”, appaiono subito evidenti i pregi ed anche i difetti di pubblicazioni di questa fattura: l’apertura di “Face The Reaper” non ci lascia con l’amaro in bocca, complice il discreto riffing e l’apertura acustica alla “Fight Fire With Fire”; così come anche anche l’energica “Kiss The Canvas”. Purtroppo, però, il continuo utilizzo di soluzioni e riff già sentiti e risentiti in centinaia di altre occasioni finisce per far cadere molto in fretta l’attenzione dell’ascoltatore che si ritrova a far trascorrere più di un brano senza un sussulto di interesse. Fortunatamente la gavetta a cui si è sottoposto il gruppo in questi cinque anni non è rimasta infruttuosa e brani come “Next In Line” e “Heart Racer” sono sicuramente piacevoli, nel primo caso da un punto di vista ritmico, mentre nel secondo è la chitarra solista di Aaron Adie a fornire quel guizzo in più. Purtroppo la parte conclusiva dell’album torna a spostarsi pericolosamente su terreni insidiosi e scivolosi per la band australiana. Con “Blood Diamond”, infatti, gli Elm Street si giocano la carta della composizione articolata che sfiora i 12 minuti di durata, a cui si aggiunge un breve strumentale introduttivo di un altro minuto e mezzo. In questo pezzo provano a dare varietà alternando ritmi, passaggi strumentali e inserti acustici ma, ammettiamolo, di “Rime Of The Ancient Mariner” ne nascono poche e ancora la formazione australiana non sembra a suo agio con architetture così pretenziose. Il vero tonfo, però, arriva proprio sul finale, con la conclusiva “Leave It All Behind”, una ballad che musicalmente non sarebbe nemmeno pessima, ma che viene massacrata dalla prova vocale del cantante che, trovandosi costretto ad abbandonare il comfort dello streaming, in favore di un cantato (più o meno) pulito, mostra in questo episodio tutte le lacune di cui parlavamo. Il risultato finale, infatti, assomiglia in maniera preoccupante ad un pover’uomo con la raucedine che si ritrova costretto a cantare invece di sorseggiare latte caldo e miele per alleviare il fastidio. “Knock ‘Em Out” si rivela quindi un album fatto di alti e bassi, che non possiamo consigliare ad occhi chiusi, ma che non merita una bocciatura senza appello. E’ anche vero, però, che dopo un periodo di lavoro così lungo, sarebbe stato lecito aspettarsi una maggiore maturazione da parte del quartetto australiano.

TRACKLIST

  1. Face The Reaper
  2. Kiss The Canvas
  3. Will It Take A Lifetime
  4. Sabbath
  5. Heavy Mental
  6. Next In Line
  7. Heart Racer
  8. S.T.W.A.
  9. Blood Diamond
  10. Leave It All Behind
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