7.5
- Band: EMINENCE
- Durata: 00:57:26
- Disponibile dal: 06/09/2004
- Etichetta:
- Timeless Productions
- Distributore: Masterpiece
Jairo Guedz: vi dice niente questo nome? Forse ai metallari più giovani, ma soprattutto a quelli più distratti, il leggerlo o il pronunciarlo, dopo tanti anni, non farà proprio nessun effetto; ma alle vecchie volpi metalliche, attente anche al minimo cambiamento di line-up, certo sovverrà alla mente la partecipazione di tale Jairo ai primi due storici lavori, anche se semi-cacofonici, dei Sepultura! Infatti, il signor Guedz altro non è stato che il chitarrista della primissima formazione dei Seps, quella con i membri storici per intenderci, i fratelli Cavalera e Paulo Jr.. Nei qui recensiti Eminence, Jairo suona il basso, lasciando al notevole Alan Wallace il compito di occuparsi delle parti alla sei-corde, mentre i temibili André Marcio e Wallace Parreiras completano la line-up della band, essendone rispettivamente il batterista ed il cantante. La formazione di Belo Horizonte è nata nel lontano 1995, ma, in tutti questi anni, oltre ad aver suonato moltissimo dal vivo, ha pubblicato soltanto due full-length, “Chaotic System” del ’99 e “Humanology”, l’album di cui vedete la cover qui sopra. Tanto per chiarire subito grazie a quali coordinate musicali siamo in grado di posizionare gli Eminence nel complesso metal-mappamondo, si potrebbe fare riferimento, senza volontà di essere banali, proprio ai Sepultura più gloriosi (“Beneath The Remains”, “Arise”), e la prima canzone completa, “Evolution”, spazza via ogni dubbio sulla capacità di far male del quartetto carioca. Oltre a ciò, prepotenti influenze neo-thrash, cyber (ogni tanto si ode anche qualche effetto scratchato à la Rhys Fulber), hardcore e anche sprazzi di nu-metal violentissimo, fanno spesso capolino fra le diciassette tracce di “Humanology”. Prodotto dall’ottimo Neil Kernon, l’album è una sequenza terremotante di brani nichilisti e feroci, declamati dal ringhiante timbro di Parreiras, le cui linee vocali, quadrate e regolari, incendiano ogni traccia con facilità irrisoria. Sembrerebbe, dopo tale descrizione, di trovarsi di fronte ad un lavoro decisamente old-fashioned, senza nessuna pretesa d’innovazione…ed è proprio così, in quanto l’unica preoccupazione degli Eminence è quella di pestare forte e sodo. Qualche riffone tremendamente groovy porta alla mente l’impatto massiccio di “Roots” e, a pensarci bene, se gli attuali Sepultura ascoltassero la pesantezza di questo disco, probabilmente capirebbero molte cose… Non una track sprecata, non un cedimento, non un’indecisione: solo un saltino indietro nel tempo di dieci anni, la tipica irruenza brasiliana e tante piacevoli mazzate!
