EN MINOR – When the Cold Truth Has Worn Its Miserable Welcome Out

Pubblicato il 03/09/2020 da
voto
7.5
  • Band: EN MINOR
  • Durata: 00:44:24
  • Disponibile dal: 04/09/2020
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Cos’è la coerenza, in musica? La reiterazione di un canone ben codificato e che rende una band riconoscibile dopo due note o l’integrità personale, la ricerca costante dell’espressione dell’Io interiore, anche attraverso forme musicali molto diverse? Sicuramente entrambi questi estremi sono opzioni dignitosissime e rischiose al tempo stesso: la prima può portare a diventare noiosi o parodistici, la seconda a perdere progressivamente pubblico o a risultare poco credibili. Ovviamente il caso in cui ricadono gli En Minor di Phil Anselmo è il secondo, ma vi assicuriamo fin da subito che non si tratta di un progetto ridicolo o forzato in alcun modo, quanto la naturale evoluzione di un artista che sapeva essere intimista ed esplorare i suoi lati oscuri anche quando sbraitava e si percuoteva la fronte col microfono ai tempi dei Pantera.
Qui Phil scopre di saper fare anche il crooner o, come direbbero i più maligni, che ormai si può permettere solo un approccio vocale pacato e profondo; poco importa: quale che sia la ragione, il nerboruto cantante di New Orleans si cala perfettamente nei panni del narratore di dolore e demoni vari, riuscendo a toccare anche in questa forma acustica le corde degli ascoltatori. I brani sono stati composti e riarrangiati in epoche diversissime; Anselmo afferma con candore di aver gettato le basi dei primi brani a nove anni (!), allorché ricevette in dono la sua prima chitarra. Sicuramente un altro anno rilevante è stato invece il 1993, quando furono gettate le basi dei Body & Blood: il nome della band è nel frattempo cambiato, ma quello che è certo è che quando Phil era il portabandiera del groove metal, guardava già in altre direzioni musicali. Un altro paio di salti temporali, e arriviamo all’incontro con Steve Taylor (16 Horsepower, Wovenhand) e agli importanti apporti in termini di arrangiamento che vengono portati da questi e dal vecchio sodale Kevin Bond (Superjoint, tra le sue altre band), fino ad arrivare all’ensemble completo di oggi. Oltre alle tre chitarre, abbiamo il mitico Jimmy Bower dietro le pelli e altri quattro musicisti per una sorta di versione del Delta dei Bad Seeds… e il riferimento non è così campato in aria. Rispetto alla produzione di Cave, i brani qui presenti hanno un loro fascino più grezzo, figlio spurio del blues e dell’americana, ma la vibrante voce di Phil e una certa ricercatezza naïve (se ci passate l’ossimoro) ne fanno un ascolto più che apprezzabile. Gli arpeggi corposi, resi più cupi dagli inserti di violoncello, sono la colonna portante della maggior parte dei brani (“Mausoleums”, “On The Floor”), ma anche quelli votati a una rilettura in chiave più country funzionano alla grande (“Blue”, “Love Needs Love”), specie quando si estremizza un certo gusto folk sudista, come su “Warm Sharp Bath Sleep”.
Il sound è complessivamente molto omogeneo, ma non mancano sprazzi più sperimentali, ben esemplificati dall’ipnotica “Dead Can’t Dance”, tracce molto ritmate (“This Is Not our Day”) o brani ridotti all’osso, che mettono in grande spolvero la potenza espressiva e, diciamolo, emotiva di Anselmo (“Melancholia”, o l’accattivante “Black Mass”). Gli elementi di ispirazione, insomma, si sentono tutti, da quelli musicali a quelli geografici, ma ogni brano riesce a mostrare un diverso frammento di cuore di questo cantante rabbioso e dolce al tempo stesso, che in acustico non si esprime affatto in minore.

TRACKLIST

  1. Mausoleums
  2. Blue
  3. On The Floor
  4. Dead Can't Dance
  5. Love Needs Love
  6. Warm Sharp Bath Sleep
  7. Melancholia
  8. This Is Not Your Day
  9. Black Mass
  10. Hats Off
  11. Disposable For You
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