7.5
- Band: END IT
- Durata: 00:22:18
- Disponibile dal: 29/08/2025
- Etichetta:
- Flatspot Records
La storia degli End It è una di quelle in cui si passa velocemente “from zero to hero”: la band del Maryland si è formata nel 2017 ed ha firmato subito per la prestigiosa Flatspot Records, casa del fior fior di hardcore di ultima generazione (Drain, High Vis, Section H8 e molti altri), per pubblicare qualche EP e trovare il successo con l’ultimo, esaltante “Unpleasant Living” (2022), grazie al quale sono diventati una delle new sensations, girando Europa e Stati Uniti insieme a No Warning, Terror, Cold World, Drain e Speed (con loro hanno fatto tappa a Venezia a fine 2024).
Il quintetto è considerato portabandiera della propria città di origine, Baltimore, e non accenna a fermarsi con la pubblicazione del primo album in studio “Wrong Side Of Heaven”, registrato in presa diretta ai Salad Days Studio, col rinomato produttore Brian McTernan (Turnstile).
Cosa può andare storto con queste premesse?
Per fortuna nulla, visto che i quindici brani mettono in luce tutte le qualità del chiacchierato quintetto, in primis quelle del fenomenale e carismatico cantante Akil Godsey, che domina la situazione con la sua presenza vulcanica e il suo caratteristico timbro acuto facilmente identificabile. Anche su disco il protagonista è il frontman, che si esprime quasi sempre in urla furiose rimandanti all’hardcore di Madball e No Warning con passaggi crossover thrash, ma non esclude sporadiche sorprese melodiche.
Come avveniva in passato, le composizioni sono efficaci e dirette, caratterizzate da un suono abbastanza crudo, live e reale ma non per questo confusionario, prediligendo ritmi sostenuti e uptempo ma con moltissime variazioni dinamiche che giocano con gli obbligatori inserti two step, i cori e i breakdown.
I brani che superano i due minuti sono solo una manciata – “Life Sublime”, “I Lament” ed “Empire Demise” – ospitando delle partiture di chitarra solista esaltanti e comunque concise.
Ci sarebbe anche il singolone “Could You Love Me?”, cover dei Maximum Penalty del ’96 trasformata in un boogie rock festoso con Godsey che canta invece di urlare, una piccola eccezione capace di aggiungere varietà senza tradire le radici hardcore della band.
La sostanza è comunque fatta da quei brani veloci e diretti che si posizionano tra Speed e Trapped Under Ice e fanno sfoggio dei classici temi hardcore (crescita personale, integrità e consapevolezza) con urgenza, groove ed un sacco di divertimento. Una band che ci siamo sempre immaginati nella colonna sonora della serie di videogiochi “Tony Hawk Pro Skater”… tanto che, guarda caso, “New Age Slavery” è finita davvero nel remake PS5 di questo classico!
Questo debutto ufficiale è tutto quello che ci aspettavamo che fosse, per una band che, senza reinventare la ruota, si sta confermando sul campo tra le capoliste del genere. Segnatevi il loro il nome.
