END OF GREEN – Infinity

Pubblicato il 21/03/2021 da
voto
8.5
  • Band: END OF GREEN
  • Durata: 00:44:48
  • Disponibile dal: 01/10/1996
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Self

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Partiamo dalla fine, sebbene di fine propriamente detta non si tratti: l’ultimo album dei tedeschi End Of Green risale ormai a tre anni e mezzo fa, “Void Estate” del 2017. E da noi è passato piuttosto inosservato, così come più o meno tutta la restante discografia di questa band che, nel corso della propria carriera, ha saputo ritagliarsi pochi spazi dalle nostre parti, mentre certamente maggior fortuna ha trovato nella terra natia, molto più ricettiva in campo metal e rock in generale e ben accogliente, nel particolare, le sonorità dark, gothic-rock e alternative che i Nostri padroneggiano abilmente da ormai tanti anni. Ma perché, dunque, inserire tra i Bellissimi di Metalitalia.com un album degli End Of Green?
Torniamo all’inizio ora, quando ancora Michelle Darkness era il semplice e tristerrimo Michael Huber e i suoi compari, come lui del resto, preferivano identificarsi meramente con il nome di battesimo, senza cercare pseudonimi o nickname a dir poco carnevaleschi. Formatasi nel 1992, la formazione di Goppingen esordisce a bruciapelo per Nuclear Blast con un lavoro ben lontano da ciò che diventeranno poi gli EOG, un lavoro che, in qualche modo, pur non potendolo considerare neanche oggi un must-have, ha conservato ed inspessito un valore storico di tutto rispetto, nonché una qualità compositiva rimarchevole e fresca tuttora. “Infinity” è il titolo di tale unicum nella storia del quartetto teutonico, che all’epoca riuscì magicamente a miscelare Paradise Lost, Type O Negative, Crowbar, Sentenced e Metallica in un ottimo disco di gothic metal dai drappeggi doom e dai vaghissimi accenni doomcore, ben esplicitati, questi ultimi, nel brano veloce della tracklist, “You”. L’album non brilla per chissà quali invenzioni stilistiche o svolte epocali di commistione di generi, ma si tratta di uno di quei lavori che vanno giù sempre con piacere e semplicità estrema.
Nel 1996 andava di moda la depressione in musica, sia che essa provenisse dagli ultimi colpi di coda dell’epoca grunge, sia che arrivasse dalle lande più metalliche delle varie correnti doom: gli End Of Green paiono buttarsi a capofitto in questo maelstrom di sensazioni e generi, creando un platter che denota un forte attaccamento alla matrice metal dei quattro ma che già mostra deviazioni e strizzatine d’occhio ad altre realtà. La tracklist è comunque decisamente gothic metal e, tra momenti pacati altamente emozionali, esplosioni groovy e possenti, rese massicce da chitarroni spessi e pieni, e ritornelli facili da memorizzare grazie alla (ancora un po’ acerba, è vero) notevole prova di Michael in sede vocale, raccoglie nove tracce dallo spunto epico, dinamico e decadente che non faticano per nulla ad attecchire alle meningi del fruitore.
Non un filler, non un brano debole in tre quarti d’ora di musica, solo un fluido scorrere di note e atmosfere che riconciliano con gli stati più miserevoli della nostra condizione umana, e vi basti ripassare le mutevoli atmosfere della grandiosa “Sleep” per capire quanto “Infinity” degli End Of Green sia forse giustamente ormai dimenticato ma come anche torni a risplendere fulgido non appena lo si re-inserisce nel lettore dello stereo. Arrangiamenti minimali ma curati e davvero azzeccati ne fanno cogliere sfumature molteplici ancora adesso, a venticinque anni dalla sua pubblicazione. Difficile estrapolare un pezzo solo da una tracklist pressoché perfetta, con canzoni che compongono un puzzle d’insieme molto evocativo ma che anche sono in grado di alzarsi da sole e camminare con le proprie gambe. Le melodie crepuscolari ed il riffing fluido trascinante di “Left My Way”, l’apertura iper-cadenzata di “Away” e la pesante aggressività di “No More Pleasure”, le dolci ma energiche nenie di “Seasons Of Black” e “Nice Day To Die”, l’ipnotico e drammatico incedere della titletrack…
Insomma, sarebbe stato proprio bello vedere come gli End Of Green avrebbero potuto proseguire la loro carriera in campo atmospheric metal, se non avessero scelto, fin da subito dopo la pubblicazione di “Infinity”, una strada più commercialmente di nicchia. Teniamoci comunque questo piccolo gioiellino disperso nelle spire del tempo, non tra gli antesignani del gothic metal, chiaro, ma di certo una fra le prime uscite memorabili nel genere.

 

TRACKLIST

  1. Left My Way
  2. Away
  3. Seasons Of Black
  4. Infinity
  5. Tomorrow Not Today
  6. Sleep
  7. You
  8. Nice Day To Die
  9. No More Pleasure
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