6.5
- Band: ENDON
- Durata: 00:29:38
- Disponibile dal: 15/02/2019
- Etichetta:
- Thrill Jockey Records
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Gli Endon che parlano d’amore. Sì, gli Endon, gli psicotici noisecorer nipponici. No, non è un disco tenue e romantico, è tutto a suo modo ‘regolare’. Perché dietro un titolo adolescenziale e volutamente banalotto, dato uno sguardo dietro la rasserenante copertina richiamante la spensieratezza di quella di “Sunbather” dei Defheaven, gli aspetti sordidi della questione si mettono a strisciare fuori dall’ombra. Con il terzo full-length i giovani musicisti di Tokyo si impegnano in una specie di colonna sonora horror per un immaginario film che tratti i sentimenti affettivi in un’ottica distorta, grottesca, storpiata impunemente nel delirio e nell’assurdità. Quindi, gli Endon spezzano qualche legame col recente passato in favore di atmosfere dilatate e vuoti stranianti, ma rimane ferrea la destrutturazione e la provocatoria illogicità del puzzle sonoro. Perché, in questo dichiarando apertamente l’aderenza al noise nella sua concezione più astratta e insofferente alle regole, “Boy Meets Girl” presenta degli spaccati più simili a temi di colonna sonora che a tracce con un inizio, uno sviluppo e una chiusura ben individuabili. Lo slanciarsi, il ritorcersi, lo spremersi e il ferirsi delle singole composizioni risponde tanto all’istinto quanto alla voglia di sperimentare con molteplici registri ansiogeni e rendere manifesti disdicevoli disturbi della personalità.
A conficcarsi nella corteccia cerebrale dell’uditorio non è in questo caso un impatto deflagrante, né funambolie strumentali al di là dell’immaginabile. Sono gli accostamenti insensati, i suoni strambi della chitarra – dal curioso timbro grondante fuzz, in diversi momenti – scartavetrati sugli slanci elettronici, gli stridori tremendi, i rumori inquietanti in sottofondo a contornare le urla e i lamenti del vocalist, a inscenare un teatro dell’orrore in apparenza completamente sconclusionato. Fa storia a sé l’animosità di Taichi Nagura, che ha un approccio diremmo pattoniano alla voce; ansiti e gemiti sono elementi cardine del repertorio, se ci dicessero che abbia registrato le sue parti mentre veniva tormentato fisicamente, potremmo crederci, tanto è scomposta e spumeggiante di disagio la sua performance. Lo sporco ululare e le grida disumane sono un tratto comune all’intero disco, che impasta sfuriate grind di prammatica a ondeggiamenti da film noir e asseconda a più riprese non velate intuizioni jazz, affogate in uno sperimentalismo che tende a occultare dietro una patina di perversione anche le idee più rassicuranti.
Emerge, prima latente e quindi lampante, l’amore per Dead Kennedys e Black Flag, che si traduce in sventagliate punk/rock’n’roll vibranti, una festosità imprevista nel labirinto neuronale in cui la band ci intrappola. La vastità e l’imponderabilità del divenire imposto dagli Endon produce però un album riuscito solo in parte. Se l’inscenare un’atmosfera malata e per nulla definitiva, mai netta o pienamente comprensibile, può dirsi un obiettivo raggiunto con successo, le singole tracce presentano ripetuti alti e bassi, di rado perfettamente compiute. “Boy Meets Girl”, vivendo di sprazzi, ha scollegamenti forti all’interno di ogni singolo brano, strappi e tempi morti si susseguono bruscamente, con una lunaticità che si fatica ad accettare, nonostante si sappia in partenza con che razza di personaggi si abbia a che fare. Probabilmente se la musica si posasse su un vero film, e potessimo apprezzarne il modo in cui interagisce con le immagini, allora il risultato avrebbe tutt’altra brillantezza. Così, interessa, attira, spinge a capire meglio cosa accada, ma non soddisfa fino in fondo. Peccato.
