7.5
- Band: ENDSTILLE
- Durata: 00:43:11
- Disponibile dal: 01/09/2005
- Etichetta:
- Twilight
La maturazione di questa giovane band teutonica è sotto gli occhi di tutti. Dopo un debut non entusiasmante ma che aveva comunque saputo attirare l’attenzione per la severità del suono, i ritmi forsennati intervallati a tempi marziali all’insegna di un black metal squadrato, tutto tedesco verrebbe da dire, facilmente accostabile al filone intrapreso tempo fa dai Marduk, gli Endstille hanno prima innalzato il tiro con il buon “Dominanz” e ora hanno centrato e distrutto l’obiettivo con l’ottimo “Navigator”. Mentre “Dominanz” non spostava di un millimetro quanto già detto nel debut, ma ne portava semplicemente il livello di distruzione a livelli davvero notevoli, con “Navigator” alcune cose sono cambiate. I cambi rientrano sempre in un sottogenere del black metal e pertanto non sono epocali, ma se si paragona la precedente discografia del combo tedesco allora ci si renderà subito conto del fatto che “Navigator” suona piuttosto nuovo. Il battaglione d’assalto Endstille sembra aver finito le munizioni, quelle che lo facevano sembrare in tutto e per tutto un mitragliatore black metal, letale, ma alla lunga anche monotono. Chi si aspettava un altro album freddissimo, simile più come sonorità ad un campo di guerra che ad un CD musicale, resterà sorpreso nel constatare come questa band sia leggermente mutata. Il sound da freddo si è fatto assai più oscuro, viaggia tra le rovine fumanti di un luogo in cui sino a poco fa c’era il pandemonio. Esalazioni, tetre e letali: lo scenario muta leggermente, ma muta e si oscura sempre più. I brani sono sempre tiratissimi, ma hanno più spessore e personalità, un po’ derivati dalla tradizione norvegese, cosa che non è mai accaduta agli Endstille in passato. L’assurda velocità di certi brani mette in difficoltà un batterista al limite delle possiibilità, smascherato da una produzione non perfetta, lontana da quella glaciale e martoriante di “Dominanz”, che stavolta mette in risalto soltanto alcune parti di batteria e la voce, mentre le chitarre non hanno più un suono metallico ma sono lasciate in sottofondo, impastate nella penombra di un suono melmoso ma massiccio. Non una grande produzione quindi né un’esecuzione perfetta dei brani, eppure tutto funziona ugualmente. Certo, i perfezionisti della musica rabbrividiscono davanti ad un prodotto simile, ma per chi vuole assaporare la violenza dell’impatto contro un muro infernale allora si accomodi pure, il panzer Endstille è già lanciato a tutta velocità contro l’obiettivo…
