7.5
- Band: ENDSTILLE
- Durata: 00:46:47
- Disponibile dal: 09/05/2009
- Etichetta:
- Regain Records
- Distributore: Masterpiece
Sesta prova in studio per gli Endstille, che dopo l’interlocutorio “Endstilles Reich” ritornano inaspettatamente solidi con un disco decisamente ispirato, eclettico, ricco di idee, ma che nel contempo mostra una coesione non comune. Da tempo noti come la “MG-42 del black metal” (la MG-42 era una mitragliatrice utilizzata dall’esercito tedesco nel corso della Seconda Guerra Mondiale), gli Endstille mostrano nel nuovo “Verführer” di avere molte più frecce al proprio arco (o proiettili nel caricatore) di quanto ci si potesse aspettare ai tempi dei loro controversi esordi. Probabilmente è del tutto tramontata l’epoca dei brani perennemente lanciati a velocità folli, senza un attimo di pausa, volti esclusivamente ad annientare le orecchie dell’ascoltatore (“Panzer Division Marduk” docet). I black metallers teutonici sono maturati e hanno acquistato lo spessore di una grande band. Su “Verführer” ci troviamo al cospetto di un suono più organico e strutturato, in parte sempre riconducibile ai vecchi Marduk, ma forte anche di soluzioni in grado di ricordare i primi Gorgoroth e di alcune parentesi atmosferiche che arrivo persino a lambire la scuola depressive. Complice la solita produzione glaciale, a un primo distratto ascolto, il lavoro potrà apparire come l’ennesima carneficina senza granchè da offrire aldilà delle solite rasoiate in blast-beat, ma, con maggior attenzione, non sarà difficile accorgersi che in ogni composizione i nostri sono riusciti a inserire delle variazioni significative e a rendere la loro proposta più completa che mai. Se infatti molti dei brani partono a briglie sciolte, mettendo l’ascoltatore con le spalle contro il muro, sovente queste trame violentissime si aprono per dare spazio a rallentamenti drammatici o solenni midtempo, che, di conseguenza, amplificano di molto l’impatto delle successive ripartenze. Intendiamoci, sulla carta, anche questi espedienti potrebbero risultare normali ai black metal fan più scafati, ma quel che convince e che realmente dà la marcia in più al materiale è la grande personalità con cui gli Endstille hanno fatto loro queste soluzioni. Come dicevamo, si sentono echi della scuola svedese, di quella norvegese e anche di quella depressive fra i solchi di “Verführer”, ma il tutto è rielaborato con una padronanza e un gusto tutt’altro che comuni, per un risultato finale sì complesso, tuttavia di assimilazione piuttosto facile, segno di una sintesi tra violenza, esplorazione e melodia perfettamente riuscita.
