6.0
- Band: ENEMYNSIDE
- Durata: 00:12:49
- Disponibile dal: 14/11/2025
Pubblicazioni in serie, quelle firmate dalla thrash band capitolina degli Enemynside. Dopo il full-length del 2019, a nome “Chaos Machine”, il gruppo guidato da Francesco Cremisini e Matt Bellezza ha preferito accelerare i tempi, rilasciando, dal 2002 ad oggi, tre EP: prima “This War”, quindi il celebrativo “Medusa – XX Legacy Edition”, a coronamento dei primi vent’anni di carriera, e ora è invece il turno del qui presente “In The Shadows Of Unrest”.
Poco più di dodici minuti durante i quali il quintetto romano ha cercato, riuscendoci solo in parte, di certificare la nuova formula intrapresa ormai da diverso tempo (i primi indizi li possiamo già trovare nell’album “Whatever Comes”), dove l’inserimento di frequenze più moderne e ‘core’ si uniscono alle fondamenta di stampo old-school, mescolando così gli evidenti rimandi alla Bay Area con un approccio più fresco e groovy, con richiami ai Trivium e agli odierni Heathen.
Se i due pezzi di “This War” ci avevano infatti presentato una band carica e determinata a seguire il nuovo percorso, l’odierno “In The Shadows Of Unrest” ci ha lasciato un po’ perplessi circa la corrente identità di Cremisini e compagni. Nulla da eccepire sul piano tecnico: gli Enemynside non sono sicuramente alle prime armi, tuttavia, ascoltando le tre canzoni presenti nel nuovo EP (“Desolation” è di fatto un outro) si fa un po’ di fatica ad afferrare il filo logico che contorna l’attuale stato di forma del gruppo. Aggressività sonora ne abbiamo, tutti gli interpreti svolgono bene il proprio ruolo, ma, a mancare, come talvolta già avvenuto in passato, è quel piglio di personalità capace di marcare in profondità il prodotto; manca qualcosa che lasci il segno e che vada oltre il ‘semplice’ suonar bene.
Se la title-track si destreggia bene in sede di refrain, rimanendo troppo sospesa sulle strofe, con l’aggiunta di orpelli che gli fanno perdere la giusta linearità, in “Concrete Jungle”, il discorso è esattamente l’opposto, dove un ritornello piuttosto fiacco fa perdere mordente al resto del pezzo. “Carnal Betrayal” ha infine il difetto di non avere una direzione ben precisa, aggiungendo anche in questo caso troppi argomenti al tema, senza svilupparne uno nel concreto.
Una produzione più che buona, un artwork altrettanto curato, per un EP rimasto monco nel suo temperamento, rendendolo non così efficace e incisivo.
