7.0
- Band: ENIO NICOLINI AND THE OTRON
- Durata: 00:36:45
- Disponibile dal: 06/08/2022
- Etichetta:
- Hellbones Records
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Giunge al secondo capitolo il progetto Enio Nicolini And The Otron, ideato e guidato dal bassista Nicolini che, dopo un percorso lungo decenni nel panorama heavy metal underground nostrano (tra The Black, Unreal Terror e altri), stabilizza la sua creatività in un contesto musicale piuttosto personale e riconoscibile. Infatti, come nel precedente lavoro “Cyberstorm”, anche in questo “Hellish Mechanism” viene proposta una precisa formula: un metal classico ma abbondantemente screziato di modernità, con testi ambientati in un futuro distopico e apocalittico, e specialmente connotato dall’assenza di chitarre – è il basso di Nicolini a fornire sia fase ritmica che struttura melodica nei riff. Quest’ultimo aspetto è, chiaramente, il vero marchio di fabbrica della band, capace di creare straniamento e curiosità, dato che le composizioni possono seguire quasi soltanto uno schema molto oscuro e sostenuto da un poderoso groove.
“Hellish Mechanism” rappresenta un passo avanti rispetto all’esordio. C’è una fortissima consapevolezza stilistica, e per tutto l’album è come se venisse portato avanti un discorso musicale coerente e solido. Alcune canzoni (forse quelle più ‘classiche’, meno soggette a sperimentazioni) spiccano per qualità, come “The Old Lady”, la title-track e la rockeggiante “L’osservatorio”.
È necessario approfondire anche la prestazione dei singoli componenti del progetto, dato che rispetto al primo album c’è un sostanziale cambio di line-up. Dando per scontata la capacità tecnica e compositiva di Nicolini, occorre segnalare la prestazione sugli scudi del batterista Damiano Paoloni e il buon lavoro dietro alle tastiere di Gianluca Arcuri. Un discorso circoscritto va invece fatto attorno al bravo vocalist Luciano Palermi (storico cantante degli Unreal Terror), che offre una performance molto valida in alcuni punti (richiamando talvolta il miglior Blaze Bayley) ma che invece risulta un po’ fuori fuoco nei momenti meno ‘cantati’ e più interpretativi.
A ogni modo, “Hellish Mechanism” è un lavoro ben fatto e, soprattutto, ben pensato e sapientemente progettato. Un disco che mette addosso una sana voglia di musica live, e che testimonia quanto si possa sempre provare a creare qualcosa di personale anche in un panorama musicale che talvolta sembra stagnante come quello del classic metal ‘all’italiana’.
