ENISUM – Moth’s Illusion

Pubblicato il 23/03/2019 da
voto
6.5
  • Band: ENISUM
  • Durata: 01:01:58
  • Disponibile dal: 15/03/2019
  • Etichetta: Avantgarde Music
  • Distributore: Audioglobe

I piemontesi Enisum tagliano l’importante traguardo del sesto disco (il quarto come band a tutti gli effetti), alla soglia dei tredici anni di carriera. Ormai di casa con la Avantgarde Music, la band torinese pur mantenendo saldi molti elementi ormai parte del trademark, si distanzia non poco dalla strada tracciata con i suoi primi lavori. Se già “Seasons Of Desolation” aveva dato segnali di rottura rispetto al classico black metal atmosferico di scuola americana, con l’inserimento di maggiore dinamismo, possiamo dire che “Moth’s Illusion” va ancora oltre, in maniera sicuramente coraggiosa ma purtroppo non così a fuoco.
I primi due brani sembrano idealmente legati al capitolo precedente, con toni cupi, notturni, in un intreccio che fonde tocchi melodici e brutalità; se il primo è una breve scheggia, il secondo mostra l’intenzione di creare una trama dinamica, grazie a cambi di tempo e un buon lavoro di batteria. “Where Souls Dissolve”, primo estratto dal nuovo lavoro, resta su questa scia, dimostrando un utilizzo interessante della chitarra acustica, capace di creare un feeling scuro e chiuso che profuma vagamente degli Opeth che furono, e si dimostra una scelta vincente. Il pezzo presentato in anteprima non è l’unico momento semi-acustico dell’album, che anzi gioca molto sui contrasti acustico vs elettrico, melodico vs estremo, con risultati che però non convincono sempre. “Moth’s Illusion” è una specie di ballata, delicata e dalle forti quanto inaspettate tinte grunge-rock, concettualmente molto simile a “Petrichor”: in entrambe la fanno da padrone linee vocali pulite e un ritornello che punta a farsi ricordare, con la differenza che la prestazione vocale nella title track appare più incerta e priva del mordente che acquista invece in nella seconda, forse perché ci troviamo tutto sommato in un territorio inesplorato per Lys e per la band in generale. Anche “Ballad Of Musine”, come del resto quasi tutto il disco, è animata da questa dicotomia acustico/elettrico, ma con un incedere più vicino al neofolk che rende i fraseggi acustici più facilmente integrabili, stilisticamente, con le trame black metal. Accanto a questi – numerosi – momenti di sperimentazione, troviamo brani che potremmo definire più tradizionali, che corrispondono in linea di massima agli episodi migliori, come “Afframont”e l’opener “Cotard”. “Burned Valley” mostra infine ancora qualche traccia di novità, con brevi tocchi di synth che sembrano provenire dal secolo scorso a regalare un sentore di epicità e marzialità.
In definitiva si tratta di un album ‘di transizione’, che ha dei momenti interessanti ma non riesce a convincere fino in fondo. Valutiamo comunque positivamente l’intenzione di esplorare strade differenti, anche se i tempi non sembrano essere ancora perfettamente maturi e crediamo che un lavoro più deciso in fase di editing avrebbe potuto giovare.
Per il momento una piccola battuta d’arresto, in attesa della prossima incarnazione.

TRACKLIST

  1. Cotard
  2. Anesthetized Emotions
  3. Where Souls Dissolve
  4. Afframont
  5. Moth's Illusion
  6. Last Wolf
  7. Ballad of Musinè
  8. Coldness
  9. Petrichor
  10. A Forest's Refuge
  11. Lost Again Without Your Pain
  12. Burned Valley
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