ENNUI – Qroba

Pubblicato il 24/02/2026 da
voto
8.0
  • Band: ENNUI
  • Durata: 01:02:39
  • Disponibile dal: 27/02/2026
  • Etichetta:
  • Meuse Music Records

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Il funeral doom esteuropeo è una branca del sapere metallico meritevole di maggiori attenzioni, rispetto a quelle che normalmente riceve. Certo, è un discorso assimilabile al funeral doom nella sua dimensione globale, ma se formazioni occidentali, americane o europee che siano, possono godere di un minimo di attenzioni e visibilità, per il loro colleghi dell’ex blocco sovietico le cose si fano sovente ancora più ardue. La Georgia è un pezzo d’Europa oramai in Asia, terra bellissima e dura, minacciata e combattiva, conosciuta per una manciata di formazioni, almeno dalle nostre parti. E non sarebbe male saperne qualcosa di più, di quel che accade in quelle zone.

Tra gli esponenti più in vista, longevi e che in qualche maniera sono riusciti ad arridersi una fetta di appassionati di sonorità luttuose, enfatiche e maestose, vi sono indubbiamente gli Ennui.
In giro dal 2012, provenienti dalla capitale Tbilisi, i cinque vantano una discografia di tutto rispetto, anche quando posta al confronto con i nomi più importanti del settore. Già all’esordio “Mze Ukunisa” le idee erano chiare e strutturate, la forza espressiva del genere perfettamente delineata in composizioni lunghe, magmatiche, tese all’immobilismo eppure affrescate di tanti piccoli orpelli e pillole di magnificenza, inserite nel contesto di un suono enorme e pesante. Una prima prova che non peccava né di ingenuità né di eccessive asperità formali, segno di musicisti già maturi e poi in grado, negli anni successivi, di affermare ancora meglio le proprie volontà, pervenendo a uno stile sempre più ricco nelle atmosfere, nella solennità, caratterizzato da un magistrale equilibrio tra tappeti tastieristici e riff infiniti.

Installatisi in un quadro compositivo debitore senza genuflessioni, in particolare, del funeral doom nordico di Skepticism e Shape Of Despair, gli Ennui nelle loro mastodontiche opere si sono fatti notare per il modo in cui sanno rimanere interessanti, magnetici, anche su tempistiche dilatate e spossanti. Attraverso un uso della melodia accorto che, per il suo potere incantatore, li avvicina al progetto The Howling Void, dal quale differisce in modo sostanziale per un contributo ben più massiccio delle chitarre.
Arriviamo ora a “Qroba”, che fin dalle sue prime battute va a recuperare un pizzico di fruibilità rispetto al temibilissimo “End Of The Circle” – tre brani per settantadue minuti di musica, un tour de force notevole anche per le abitudini della casa. Difatti, con questo nuovo album si ritorna a minutaggi lievemente più malleabili e un maggior – relativo, molto relativo – dinamismo, contemplando aperture di gradita lucentezza e fasi più sciolte e distensive che nel disco del 2018 raramente si facevano notare. Agli Ennui, come del resto la maggior parte dei loro colleghi orbitanti nel funeral doom, non è lecito chiedere grossi sconvolgimenti, mentre si è dovutamente esigenti sulla freschezza compositiva e una performance sentita e autorevole.

“Qroba” giustifica in pieno la lunga attesa che i fan della band hanno sostenuto, prima di avere del nuovo materiale da apprezzare. In continuità con il loro passato, i georgiani danno una rappresentazione del genere che coniuga come poche altre soavità, poesia, potenza immaginifica e arie luttuose, trasmettendo questi concetti con grande trasporto e una forma sonora altamente scorrevole.
Il suono in effetti si mostra più affabile, levigando alcune piccole asperità che in altri dischi davano l’idea di musica dal taglio più ‘underground’ e più refrattaria ad aprirsi a chi non avesse già dimestichezza con essa. Stavolta invece le chitarre suonano più rotonde e nitide, frutto anche della collaborazione con Greg Chandler, leader degli Esoteric, uno dei migliori produttori in questo campo.

In composizioni lunghe, torrenziali nella loro lentezza, la band sa mettere a proprio agio con aperture subito distintive, avvinghiando l’ascoltatore con note di tastiera sospese in un tempo che non è di questo mondo, inglobando all’istante nelle proprie gigantesche spire. Bastano veramente pochissime note per avviluppare in un’ambientazione mesta, raccolta, intrisa di significati profondi, contraddistinta da scultorea potenza e una limpida eleganza, come nell’apertura solenne di “Becoming Void”, o in “Down To The Stars”.
All’interno delle singole tracce, i ruggenti vocalizzi di David Unsaved cercano una relativa immediatezza, danno pathos e si segnalano per una certa foga e urgenza, donando calore e una grinta più ‘terrena’ al modus operandi dei georgiani. Il costante contrappeso tra arie sacrali e un riffing massiccio e a suo modo aggressivo, per quanto vada poi a stemperarsi in armonie eteree e sospese, consente una singolare accessibilità a “Qroba”, almeno se rapportato a cosa siamo soliti attenderci dal funeral doom.
Il disco è quindi scorrevole, carico di emozionalità e mai intrappolato in sezioni troppo opprimenti, oppure dai suoni eccessivamente grevi, o disturbanti. La presenza di parti lievemente più ritmate e memorizzabili imprime un moderato vigore all’insieme, mentre l’uso di note di tastiere dai toni squillanti e poco allegri avvicina, curiosamente, l’operato degli Ennui ad alcune soluzioni presenti nel capolavoro “October Rust” dei Type O Negative.
“Qroba” è un gigantesco monumento di funeral doom suonato con piena osservanza al genere, ma addolcito in alcuni suoi tratti e maneggiato per essere un po’ meno oltranzista di quanto non accada di norma nel settore, che merita un ascolto attento e impegnato da chiunque ami il doom in ogni sua forma.

TRACKLIST

  1. Antinatalism
  2. Becoming Void
  3. Decima
  4. Down, to the Stars
  5. Mokvda Mze
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