7.0
- Band: ENRAGEMENT
- Durata: 00:40:00
- Disponibile dal: 03/10/2025
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
Giunti al quarto album, i finlandesi Enragement hanno finora percorso una traiettoria sotterranea, fra autoproduzioni e contratti con etichette di dimensioni ridotte. L’accordo con la sempre intraprendente Transcending Obscurity rappresenta dunque un cambio di prospettiva: non tanto nella sostanza della proposta, quanto nell’attenzione che può essere loro rivolta. Il death metal del quartetto, infatti, possiede già da tempo alcune potenzialità e caratteristiche capaci di intercettare ascoltatori provenienti da varie aree del genere, grazie a un approccio che bilancia più anime senza disperdersi troppo
Il nuovo “Extinguish All Existence” si presenta come un’opera compatta e riconoscibile, costruita su un impianto death metal moderno, lucido nella produzione e incisivo nell’esecuzione. Le radici affondano tanto nella velocità e nell’aggressività di certo death metal a cavallo con il black metal – il freddo taglio delle chitarre, il piglio implacabile della batteria – quanto in soluzioni più groovy e massicce, con accenti quasi slam che introducono una fisicità diversa, più corpulenta e ignorante. L’impressione è di trovarsi davanti a un gruppo che ha assorbito le lezioni di band come Blood Red Throne, Aeon, Zyklon o gli Hypocrisy più rapidi, filtrandole attraverso un’ottica più vicina a certe scuole contemporanee.
Proprio la varietà di approccio costituisce uno dei tratti più interessanti dell’album, pur non essendo priva di sbavature. Non tutti i passaggi, infatti, appaiono a fuoco: “Vesuvius” inserisce melodie dal taglio quasi kitsch, che si stagliano in modo curioso – e per qualcuno forse dissonante – sulla robusta base death metal. È un episodio che testimonia la volontà di sperimentare, pur con esiti non del tutto convincenti, e che contribuisce a definire il carattere del disco: un lavoro che preferisce rischiare piuttosto che adagiarsi su formule di facile catalogazione.
La title-track, posta nel finale, è forse l’esempio più lampante della componente blackened: riff serrati, scansione glaciale e atmosfera velenosa la rendono uno dei momenti più memorabili del lotto. Nella prima parte, “Parasitic Ingress” riassume invece al meglio la varietà di registri che caratterizza l’intero lavoro: repentine impennate di velocità, rallentamenti groovy, interludi riflessivi, cambi di umore netti ma mai slegati, con una scrittura che privilegia il fluire naturale piuttosto che la giustapposizione artificiosa.
La seconda metà dell’album mostra un vago calo di tensione, ma non tale da comprometterne la tenuta complessiva. Semplicemente, alcuni brani perdono un po’ di mordente rispetto al livello iniziale, lasciando la sensazione che qualche idea sia stata sviluppata in maniera più lineare e prevedibile, anche se una “Natural Mass Asphyxiation” spinge parecchio nella sua parte centrale, con un riff davvero azzeccato.
Più che una definitiva maturazione, “Extinguish All Existence” rappresenta insomma una messa a fuoco: il punto in cui gli Enragement riescono a incanalare la loro identità in un percorso più preciso, capace di farli suonare come una band finalmente consapevole del proprio linguaggio. Se il futuro confermerà questa lucidità – e magari limerà certe scelte meno centrate – la scena estrema europea potrebbe magari ritrovarsi con un nuovo nome di un certo peso, emerso in silenzio ma con argomenti solidi.
