ENSLAVED – In Times

Pubblicato il 03/03/2015 da
voto
9.0
  • Band: ENSLAVED
  • Durata: 00:53:05
  • Disponibile dal: 06/03/2015
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Un nuovo viaggio, questa volta nel tempo, in compagnia dei fidi Enslaved. Il nuovo album del gruppo norvegese formatosi nel 1991, riuscendo a rinnovarsi e a evolversi mantenendo sempre una fiera identità, è l’ennesimo gioiello, il tredicesimo di una discografia che non contiene LP di cui vergognarsi. I fan del gruppo, adoratori del Viking Metal made in Norway diventato un metal-progressive fagocitatore di svariate influenze, si chiedono ad ogni release: cosa si saranno inventati questa volta i Nostri? La risposta è facile: questa volta gli Enslaved si giocano la carta del ritorno all’aggressività, per mezzo di strutture dei brani più dirette ma che non sono state depurate dei vari momenti doom, epici, tastieristici o carichi di atmosfera. La direzione stilistica di “In Times” si coglie fin dai primi secondi di “Thurisaz Dreaming”, veloci e aggressivi, che sfociano man mano nella classica atmosfera Enslaved, tutta tastiera e voce pulita del solito, superlativo Herbrand Larsen, il numero 10 del gruppo fin dal suo ingresso. Il brano, lungo, è impreziosito da un arrangiamento che rimanda direttamente ai soli strumentali dei Trinacria, il gruppo noise formato anche da membri degli Enslaved. La traccia seguente, “Building My Fire”, è più ragionata, esalta la struttura ritmica più degli arrangiamenti e vede il growl di Grutle costruire l’hype per la calma portata dal tono soave di Larsen. Non vorremmo descrivervi ogni singola traccia del brano, ma come restare discreti ascoltando gli stacchi meravigliosi di “One Thousand Years of Rain”? Sono momenti di placida armonia intervallati da cori epici dal piglio baldanzoso e da ripartenze in doppia cassa, con Grutle a reclamare la scena con la sua imperiosità vocale. Il lamento del leader del gruppo – unico della band a mettersi in copertina in oltre vent’anni di carriera (sull’album “Eld”, il manifesto del Viking Metal brutale) – urlante sulla tastiera che indirizza il mood di “Nauthir Bleeding”, è straziante. Il crescendo melodico sfocia al solito su Larsen e sul suo mellifluo dare fiato alle corde vocali, con un solo di chitarra che riporta il tutto nelle coordinate di una canzone metal. I suoni che gli Enslaved hanno imparato a produrre da soli nel corso degli anni sono un altro punto di forza del prodotto. La ruvidezza degli strumenti musicali è perfettamente bilanciata in fase di missaggio, per una resa finale che si ascolta benissimo, distintamente in ogni singola componente sonora, e che non toglie nulla alle strutture dei brani più dirette e quindi con una richiesta di suoni abbastanza live. L’unica canzone che supera i dieci minuti è quella che dà il titolo all’album, “In Times”, ed è quella che più si discosta dal resto in termini di sperimentazione. Contiene praticamente tutto ciò di quel che Grutle e compagni sanno fare, specie in termini di atmosfere e trame intricate: dieci minuti che valgono il biglietto da visita di una carriera. Il saluto, al prossimo capolavoro, è affidato a “Daylight”: pura maestosità sonora con Grutle a recitare questa volta la parte del protagonista su un ritmo baldanzoso, che poi improvvisamente si concede un lento intermezzo doom, prima del reprise finale dominato da un coro al quale non potrete che unirvi. Un lungo ascolto per un lungo viaggio, sognante fin dalla bellissima copertina dalla lettura multistrato che raffigura chi forse passeggia verso l’orizzonte del tempo, con calma, senza prendersi soste, come gli Enslaved dal 1991. “In Times” è un altro capolavoro, un altro di quei dischi che danno lustro al metal tutto, e che forse rimarrà sconosciuto ai più. Ma noi siamo fortunati, eletti diremmo, a conoscere e ascoltare una delle band più intelligenti del metal. Chapeau.

TRACKLIST

  1. Thurisaz Dreaming
  2. Building with Fire
  3. One Thousand Years of Rain
  4. Nauthir Bleeding
  5. In Times
  6. Daylight
8 commenti
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