ENSLAVED – Vertebrae

Pubblicato il 30/09/2008 da
voto
8.5
  • Band: ENSLAVED
  • Durata: 00:49:00
  • Disponibile dal: 29/09/2008
  • Etichetta: Indie Recordings
  • Distributore: Audioglobe
Francamente, dopo “Ruun”, si pensava fosse difficile fare meglio. E’ evidente però, e “Vertebrae” ne è la prova tangibile, che gli innesti in line-up degli ultimi anni (Larsen alle tastiere e voci pulite e Bekkevold alla batteria, così come Isdal all’altra chitarra) hanno reso coesa come mai prima una formazione dove i leader Kjellsson e Bjornson hanno tracciato la rotta, influenzando la scena per oltre quindici anni. Da quel debutto con gli Emperor, da quel viking metal d’assalto siamo arrivati a questo sognante ed etereo “Vertebrae”, cinquanta minuti di atmosfere dark, malinconiche, lunghi viaggi nella dolcezza musicale dove mai vengono però rinnegate le origini e i trademark della band. Mai come in quest’album la band si avvicina ai Pink Floyd (il finale di “Ground” ne è l’esempio più rappresentativo), le atmosfere incorporee dell’intero lavoro trovano sempre però il collegamento alle tradizionali connotazioni stilistiche dei norvegesi che sono il filo conduttore di quanto proposto dall’ esordio ad oggi. Il growl di Grutle irrompe su scenari desolati e malinconici a ribadire la sua essenza, a contrastare la melodia delle ottime voci pulite di Herbrand Larsen, delizioso anche nelle partiture di tastiere. “Clouds” apre il disco introducendoci dolcemente alle melodie dell’album, “To The Coast” si lancia già nell’ardire più sfrenato, fresca commistione di intermezzi acustici e ripartenze uptempo con lo screaming di Kjelsson e l’ottimo e fantasioso lavoro di Cato Bekkevold. Detto di “Ground”, è la title track a segnare veramente il confine fra i due volti degli Enslaved che si fondono a creare un suono che è quanto di più naturale potrebbe sembrare seppur nel loro netto contrasto. “New Dawn” è aggressiva, classica nel suo inizio e pesante nel suo lento incedere finale dove il coro epico ruba la scena agli strumentisti. “Reflection” è traccia sublime, pura esaltazione psichedelica del lavoro alle sei corde, preludio al lento finale di “Center” e di “The Watcher”, allucinogena la prima, arrabbiata e malinconica la seconda, che chiude il disco dalla splendida copertina, una vertebra che simboleggia la forza e allo stesso tempo la fragilità dell’umanità. Dopo questi quasi cinquanta minuti, a fine ascolto, dovrete riscuotervi dalla trasognatezza in cui sarete stati trascinati. Applausi.

TRACKLIST

  1. Clouds
  2. To The Coast
  3. Ground
  4. Vertebrae
  5. New Dawn
  6. Reflections
  7. Center
  8. The Watcher
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