ENTHRONED – Ashspawn

Pubblicato il 02/12/2025 da
voto
7.5
  • Band: ENTHRONED
  • Durata: 00:50:15
  • Disponibile dal: 05/12/2025
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

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Tra le formazioni più longeve e costanti del circuito black metal europeo, gli Enthroned si riaffacciano sul mercato con un disco – il secondo pubblicato dalla francese Season of Mist – che ne reindirizza nuovamente i passi dopo le sperimentazioni dissonanti e i giochi di chiaroscuro dei precedenti “Cold Black Suns” e “Sovereigns”, inaugurando un capitolo ancora tutto da scrivere della loro storia.
Un cambio di approccio inevitabile se si pensa che della line-up che incise quei dischi, oggi, rimangono solo il batterista Menthor e l’eterno condottiero Nornagest, unico elemento fisso dai tempi di “Towards the Skullthrone of Satan” nel ‘97, con T. Kaos (Lvcifyre, Death Like Mass) a subentrare alle chitarre e al basso – oltre che a qualche backing vocals – portando giocoforza il suo stile e il suo bagaglio di influenze all’interno della proposta dei compagni.
Del resto, parliamo di un musicista espertissimo che nel corso dell’ultimo decennio, grazie a lavori come “Svn Eater” e “The Broken Seal” (registrati sempre con Menthor), ha segnato profondamente l’underground death-black contemporaneo, e il contributo di una penna così autorevole non poteva che rivelarsi fondamentale nell’estetica e nel linguaggio di questo ritorno, sorta di grimorio satanico che immortala il gruppo di origine belga in uno stato di estasi febbricitante e ritualità distruttiva, per una cinquantina di minuti di musica dal taglio venefico, torbido e articolato, a loro volta incorniciati dall’artwork sopra le righe di José Gabriel Alegría Sabogal (Akhlys, Imprecation, Whoredom Rife).

La base è quindi rappresentata da un’aggressione carnale in cui black e death metal si mischiano e si confondono incessantemente, confluendo in brani che, per profondità e malvagità, rimandano volentieri a ciò che esce dalle fucine dei roster Norma Evangelium Diaboli e Terratur Possessions, affrancandosi sia dall’orientamento tradizionale del materiale degli esordi, sia da quello obliquo e sibillino dei suddetti album del 2014 e del 2019.
Un suono che, nonostante l’illusoria impostazione ‘in your face’, proprio come nel caso dei Lvcifyre, si sviluppa poi in modo complesso e frastagliato, necessitando di più e più ascolti per essere carpito a fondo, con l’eco dei trip allucinati (e allucinanti) di Funeral Mist, dei Marduk con Mortuus alla voce e dei cari vecchi Morbid Angel a diffondersi su uno scenario in cui un certo tipo di metal estremo sembra diventare il canale di connessione fra il piano della realtà e quello di un inconscio dominato da forze oscure e antiche.
Ne consegue una tracklist tanto esasperante quanto ipnotica; un rituale in nove atti durante il quale Nornagest assume il ruolo di officiante attraverso una performance al microfono mai così deviata, accompagnando le evoluzioni magnetiche del guitar work e quelle vorticose della batteria – incredibile, come sempre, l’operato di Menthor, fra blast-beat e passaggi di doppia cassa serratissimi – senza che nulla possa spezzarne il maleficio.

Episodi come “Crawling Temples”, “Basilisk Triumphant”, la title-track e “Stillborn Litany” (in cui il growl di T. Kaos, sommandosi allo scream del frontman, dà l’impressione di volerci trascinare in una vera e propria bolgia) vanno quindi visti come il climax di un lavoro destinato a sedimentarsi e a crescere ancora nel tempo; un lavoro che, dalla forma al contenuto, potrebbe anche essere considerato l’apice del discorso artistico degli Enthroned, forse meno celebrati di altri veterani, ma visibilmente ancora in grado di confezionare musica ispirata e perturbante.
Un degno modo di chiudere l’anno black metal e prepararsi al periodo delle feste.

 

TRACKLIST

  1. Crawling Temples
  2. Basilisk Triumphant
  3. Stillborn Litany
  4. Ashspawn
  5. Raviasamin
  6. Sightless
  7. Chysalid
  8. Ashen Advocacy
  9. Assertion
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