7.0
- Band: ENTRAILS
- Durata: 00:48:19
- Disponibile dal: 18/07/2025
- Etichetta:
- Hammerheart Records
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Nonostante l’ennesimo rimpasto di formazione, con l’arrivo alla voce del colombiano Julian Bellenox, gli Entrails tornano con “Grip Of Ancient Evil” e ribadiscono la loro fedeltà assoluta al verbo del death metal svedese più classico.
Da tempo, ormai, la creatura del chitarrista Jimmy Lundqvist sembra portare avanti un ciclo creativo che funziona come un orologio: ogni due o tre anni arriva un nuovo album, non tanto per esigenze promozionali legate a un’intensa attività live (che, nel caso degli Entrails, praticamente non esiste), quanto per una reale spinta compositiva. Lundqvist non sembra avere alcuna intenzione di reinventare la ruota, né di cercare strizzate d’occhio verso un pubblico più ampio: scrive musica di continuo perché è quello che ama fare, coinvolgendo di volta in volta nuovi musicisti che condividano la stessa passione per l’estetica del death metal svedese anni ’90.
“Grip Of Ancient Evil” si colloca quindi in questo solco ormai ben tracciato, mostrando sia i pregi che i limiti di un simile approccio. Da un lato, l’ascoltatore sa già cosa aspettarsi: il suono di chitarra a motosega garantito dal pedale HM-2, più quella classica alternanza fra abrasivi momenti d’impatto e passaggi melodici che evocano la scuola Desultory o Edge Of Sanity. Dall’altro, c’è il rischio (più o meno presente in tutti i dischi degli Entrails) che l’ispirazione scivoli in automatismi, con alcuni brani che sembrano scritti col pilota automatico.
Eppure, anche in questa nuova uscita, non mancano i momenti capaci di risvegliare l’attenzione: “Insane Death” è uno di questi, con la sua vena melodica ben in evidenza e un’atmosfera più aperta rispetto al consueto taglia-e-affetta. “Hunt in the Shadows” e “Inner Demon” aggiungono varietà e profondità alla scaletta, introducendo strutture più articolate e atmosfere più tetre. In particolare, “Inner Demon” si distingue anche per la partecipazione vocale di Per “Hellbutcher” Gustavsson (Friends of Hell, Nifelheim), che aggiunge ulteriore cattiveria e teatralità al brano. La title-track, posta in apertura, colpisce subito per l’introduzione con violino, che rimanda ai primissimi At The Gates e agli Ebony Tears di “Tortura Insomniae”. Un accenno interessante, purtroppo non ripreso nel resto dell’album: un vero peccato, perché avrebbe potuto offrire una nuova sfumatura a un sound ben rodato.
Anche nei momenti in cui “Grip Of Ancient Evil” si affida a formule già ampiamente battute, gli Entrails per fortuna riescono a mostrare, almeno a tratti, una consapevolezza che li tiene lontani dalla più completa routine. Si sentono piccole sfumature – un fraseggio melodico più curato, un break arpeggiato – che conferiscono un minimo di dinamismo, tanto che anche la seconda metà della tracklist, tradizionalmente il banco di prova più arduo per dischi di questo tipo, offre spunti interessanti (vedi la conclusiva “Consumed by Insects”). Insomma, siamo lontani da quegli album-fotocopia che uno stacanovista come Rogga Johansson tende a propinarci da anni.
In definitiva, questa nuova prova non sorprende, ma nemmeno delude. È un disco che conferma quanto già si conosce degli Entrails: una band che preferisce consolidare il proprio stile piuttosto che rinnovarlo o renderlo più profondo, con tutti i pro e i contro del caso. Per i fan di sempre, rappresenta una garanzia, un ritorno a sonorità familiari e rassicuranti; per chi cerca una spinta in avanti, resta invece un ascolto accessorio. Ma in fondo, è difficile chiedere di più a un gruppo che da anni porta avanti con coerenza una visione precisa, senza fronzoli né compromessi.
