ENVY – The Fallen Crimson

Pubblicato il 05/02/2020 da
voto
7.5
  • Band: ENVY
  • Durata: 00:55:00
  • Disponibile dal: 07/02/2020
  • Etichetta:
  • Pelagic Records
  • Distributore: Audioglobe

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Gli Envy sono sempre stati una realtà che ha rifuggito le facili catalogazioni in favore di un approccio genuinamente trasversale, di un moto ondivago tra pieni e vuoti, estasi e malinconia, urla e silenzi, il quale ha tracciato un solco profondo negli ambienti sonori più emozionali e contaminati degli anni Duemila. D’altronde, se vi foste mai chiesti da quale fonte abbiano attinto i vari Deafheaven, Light Bearer, Pianos Become The Teeth o Svalbard per la costruzione delle loro opere, vi basterà recuperare un disco qualsiasi del gruppo di Tokyo per trovare una risposta alle vostre domande, sprofondando con il cuore e con la mente in una pozza di sonorità dalla straordinaria forza evocativa e cinetica, lungi dall’esaurire il proprio magnetismo nel mero tempo di ascolto. Musica che, come l’esistenza, non chiede di essere descritta analiticamente, ma vissuta all’insegna dei tumulti scaturiti dall’amalgama di screamo, post-rock, dream pop e ambient che ne costituisce la spina dorsale, a sua volta declinato in una discografia immune da cali qualitativi o passi falsi.
Non è un caso, quindi, che la cura riposta negli arrangiamenti e nello sviluppo delle trame sia prerogativa anche del nuovo “The Fallen Crimson”, opera che giunge fra noi a cinque anni di distanza dal precedente “Atheist’s Cornea” e che vede il gruppo giapponese ricompattarsi dopo un periodo di generale insicurezza e difficoltà, culminato nell’abbandono dei membri fondatori Masahiro Tobita (chitarra), Dairoku Seki (batteria) e Tetsuya Fukagawa (voce), quest’ultimo invero già rientrato nei ranghi e incaricato di fare da collante alle suggestioni sensoriali della tracklist. E se quanto offerto dalla penultima incarnazione della band andava accentuando la componente atmosferico-progressiva del sound, cimentandosi in brani sovente dilatati e sussurrati, gli Envy 2.0 decidono di ripartire dal furente mix di stili di “All the Footprints You’ve Ever Left and the Fear Expecting Ahead” per imporsi sulle scene, snocciolando riff e ritmiche ruggenti come non accadeva dal lontano 2001, oltre che accentuare i contrasti vocali e strumentali.
A tal proposito, la doppietta iniziale “Statement of Freedom”/“Swaying Leaves and Scattering Breath” risulta esemplificativa sulla rinnovata esuberanza del sestetto, non facendo nulla per nascondere il suo background hardcore/metal e mettendo in mostra un’elasticità che busserà alla porta anche in diversi episodi successivi. Non crediate però che l’intensificarsi dei volumi o dei cambi di registro comporti una limitazione delle melodie nostalgiche: l’intero platter si staglia infatti in un cielo dai colori tenui e dalle tinte rosate, toccando puntualmente le giuste corde emotive in una serie di climax dall’impatto tanto prorompente quanto elegante, gestiti con una padronanza che i succitati colleghi – per quanto validi – possono solo sognarsi (basti sentire il clamoroso singolo “A Step in the Morning Glow”).
Fosse uscito due decenni fa, probabilmente “The Fallen Crimson” sarebbe diventato un piccolo classico, poco sotto un “All the Footprints…”, un “A Dead Sinking Story” o un “Insomniac Doze”; oggi invece è ‘solo’ un gran bel disco, e per quel che ci riguarda – a fronte di un simile trasporto – va benissimo così.

TRACKLIST

  1. Statement of Freedom
  2. Swaying Leaves and Scattering Breath
  3. A Faint New World
  4. Rhythm
  5. Marginalized Thread
  6. HIKARI
  7. Eternal Memories and Reincarnation
  8. Fingerprint Mark
  9. Dawn and Gaze
  10. Memories and the Limit
  11. A Step in the Morning Glow
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