ENZO AND THE GLORY ENSEMBLE – In The Name Of The Son

Pubblicato il 10/10/2017 da
voto
7.5

Enzo Donnarumma prosegue il suo percorso escatologico inaugurato con il primo album del suo Enzo And The Glory Ensemble: dopo “In The Name Of The Father”, per forza di cose questo secondo disco è stato intitolato “In The Name Of The Son”. Nel primo full-length, Enzo era riuscito a mettere insieme un cast stellare, proponendo un buon mix in grado di mescolare prog metal, metal sinfonico, musica etnica e musica da film. In questo secondo lavoro vengono mantenute sostanzialmente le coordinate stilistiche presenti nel precedente disco, ma sono altresì confermati tutti gli ospiti che avevano già avuto modo di collaborare al progetto. Impreziosiscono dunque l’opera, dando il loro contributo, nomi del calibro di Marty Friedman, Ralf Scheepers (Primal Fear), Kobi Farhi (Orphaned Land), Mark Zonder (Warlord, ex Fates Warning), Nicholas Leptos (Arrayan Path, Warlord), Brian Ashland e Gary Wehrkamp (Shadow Gallery), giusto per citarne alcuni tra i principali, più alcuni musicisti della scena tricolore come Tina Gagliotta (Poemisia), Don Davide Bruno (Metatrone), Alessandro Battini (Dark Horizon) e Giacomo Manfredi (S91). Inoltre, l’autore ha avuto modo di avvalersi di un autentico coro gospel, ovvero il Weza Moza Gospel Choir, proveniente dal Congo, con risultati davvero esaltanti. Grazie alle suggestive ed illuminate composizioni di Enzo, il platter riesce ad essere così affascinante e a tratti persino sorprendente: citiamo, ad esempio, “The Tower Of Babel”, un brano dove vengono condensate al meglio le diverse sfaccettature che compongono il sound del The Glory Ensemble, con una bellissima performance, peraltro, da parte di Mark Zonder. Molto bello anche “Psalm 133”, con le sue sonorità mediorientali, oppure “Isaiah 53”, con le sue sfumature prog alla Shadow Gallery o, ancora, il “Magnificat”, con le voci di Amulyn e Tina Gagliotta e la magica chitarra di Marty Friedman. L’apice del disco è però, a nostro avviso, rappresentato da “The Trial”, una sorta di racconto della Passione di Cristo in musica, con incursioni nel death e nella musica etnica, prima del gran finale, rappresentato da “If Not You”. Insomma, anche stavolta Enzo coglie nel segno e riesce a confezionare un disco vario e tutt’altro che banale. L’unica critica che ci sentiamo di muovere, in tutta sincerità, riguarda le orchestrazioni, troppo pompose e troppo presenti, per non dire talvolta ingombranti, al punto da risultare in qualche caso persino fastidiose. Peraltro, viene usato spesso per il timbro degli archi una sorta di riverbero (o chissà quale altro effetto, non ci addentriamo in queste questioni tecniche), che rende il suono alquanto innaturale e un po’ sgradevole all’orecchio. Per contro, non è un caso, invece, che i passaggi meglio riusciti del disco siano proprio quelli dove si fa minor ricorso a suoni campionati e si dà più spazio a strumenti suonati da una vera band, specialmente per quanto concerne la sezione ritmica. In conclusione, “In The Name Of The Son” è un disco che riesce ad essere interessante e che ha i suoi grandissimi pregi, accanto a qualche difetto: attendiamo, dunque, a questo punto, che venga completata la trilogia con il terzo disco, che immaginiamo facilmente sarà dedicato allo Spirito Santo.

TRACKLIST

  1. Waiting for the Son (Featuring Marty Friedman)
  2. The Tower of Babel (Featuring Mark Zonder)
  3. Luke 1,28 (Featuring Brian Ashland, Mark Zonder)
  4. Psalm 8 (Featuring Alex Battini)
  5. Glory to God (Feat. Amulyn, Mark Zonder, Kobi Farhi)
  6. Psalm 133 (Feat. Kobi Farhi)
  7. Magnificat (Feat. Amulyn, Tina Gagliotta, Marty Friedman)
  8. Isaiah 53 (Feat. Gary Wehrkamp).
  9. Matthew 11,25 (Feat. Amulyn, Mark Zonder, Giacomo Manfredi, Alexein Megas)
  10. The Trial (Feat. Brian Ashland, Gary Wehrkamp, Nicholas Leptos, Amulyn, Derek Corzine, Davide Bruno, Kobi Farhi).
  11. Eternal Rest (Feat. Marty Friedman, Kobi Farhi)
  12. Te Deum (Feat. Ralf Scheepers, Nicholas Leptos)
  13. If Not You (Feat. Amulyn, Gary Werkhamp, Nicholas Leptos, Brian Ashland, Ralf Scheepers, Mark Zonder)
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