EPHEL DUATH – On Death And Cosmos

Pubblicato il 20/06/2012 da
voto
7.0
  • Band: EPHEL DUATH
  • Durata: 00:19:43
  • Disponibile dal: 21/06/2012
  • Etichetta: Agonia Records
  • Distributore: Masterpiece

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Davide Tiso si risveglia dal letargo ormai a cadenze regolari e ri-esuma il suo storico marchio avant-metal ogni volta in vesti diverse, ma mai senza cognizione di causa. Prima studia bene il mood che sente di voler comunicare e poi studia ancora meglio il suo piano di attacco e chi coinvolgere per materializzarlo. Se Karyn Crisis alla voce dunque fa un regalone all’EP in quetione, aggiungendo per Tiso l’utile al dilettevole (non solo la vocalist americana qua fa un lavoro superbo, ma è anche la compagna di Tiso nella vita di tutti i giorni), non sono da meno la seconda partecipazione al progetto Ephel Duath del grande Marco Minneman dietro le pelli e dell’ancor più illustre bassista fretless Steve Di Giorgio. Insomma, che dire? Il nostro illustre compatriota (non più conterraneo però, visto che ora vive a San Francisco), ancora una volta ci ha capito tutto è con una line-up del genere ha ridotto i margini di errore della sua creatura veramente ai minimi. E, in effetti, le tre canzoni che compongono questo comeback scorrono via come lava bollente lungo le pendici di un vulcano, vorticose, possenti e inarrestabili. I suoni sono incandescenti, iridecenti e incredibilmente avvolgenti. Non senza abbandonare i suoi jazzismi chitarristici funambolici, Tiso sembra aver stavolta teso una mano al post-rock ancor più di quanto avevamo già sentito su “Through My Dog’s Eyes”. Il suono della band in genere risulta dunque nuovamente rimaneggiato e tiene nuovamente le dovute distanze dal metal come tutti noi lo intendiamo, per abbracciare piuttosto una formula più prossima a quella degli Slint e dei Don Caballero, tramite una neo-ritrovata raffinatezza, che non è però inerme, ma obliqua, strampalata e dunque ancora sinistra e crepuscolare. Insomma, i muscoli si placano, ma il cervello va su di giri ancor di più rispetto al passato, facendo degli Ephel Duath una band ormai raffinatissima, cervellotica e dedita ad un virtuosismo compositivo ed esecutivo che è però altamente produttivo e fluido, alieno alla pomposità del metal e ancor più prossimo all’initimismo del jazz e del post rock. Di voci pulite come al solito non ve ne è traccia e questo equilibrio costante tra la raffinatezza dei suoni e la gracchiante e velenosa arroganza delle voci e delle atmosfere crea un vortice di umori davvero contrastante e contaminato. Su tutto poi svettano come sempre le linee di chitarra di Tiso, sempre quasi impossibili da seguire e costantemente intente a cambiar direzione al lavoro senza preavviso alcuno. Non possiamo che constatare che ci troviamo di fronte a tre canzoni messe su da quattro professionisti veri, e che dunque la sostanza ha addirittura esondato dalla forma stessa. Null’altro da dire se non che questo ritorno è uno di quelli che si accolgono a braccia aperte e dai quali c’è solo da imparare qualcosa.

TRACKLIST

  1. Black Prism
  2. Raqia
  3. Stardust Rain
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