6.5
- Band: EPHEL DUATH
- Durata: 00:32:11
- Disponibile dal: 26/01/2009
- Etichetta:
- Earache
- Distributore: Self
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Le premesse ci sono tutte. Cercare di coniugare la mentalità Ephel Duath a un approccio più focalizzato in fase di composizione, per realizzare un disco “più accessibile”, come dicono gli stessi componenti del gruppo. Abbracciate sempre più influenze, come il blues e il rock, il duo partorisce quindi “Through My Dog’s Eyes”, con la collaborazione di Marco Minnemann alla batteria. Musicalmente, il lavoro suona nel complesso sicuramente diverso da “The Painter’s Palette”, ma l’impronta di fondo è Ephel Duath, e si sente. Minnemann dietro le pelli è esplosivo nei fill (e non solo nei fill, a dire il vero) e molto groovy, le chitarre suonano ricche e grasse, presenti e “vive”. Il cantato è sicuramente espressivo e personale, e la voce di Luciano è anche piuttosto versatile. I problemi sorgono nel songwriting di alcuni brani, che paiono meno ispirati di altri (ad esempio “Promenade”), mentre in altri punti il disco offre sicuramente ottimi momenti (la splendida strumentale “Bark Loud”, con Ben Weiman dei Dillinger Escape Plan in veste di producer elettronico, l’opener “Gift” e “Silent Door”). Quello che è stato il tentativo di proporre musica più accessibile, è forse (paradossalmente) il disco più “difficile” che gli Ephel Duath abbiano mai scritto, forse il più coraggioso. E non dal punto di vista delle strutture dei brani, ma dello sforzo in fase di composizione, della mediazione che i nostri cercano di compiere. Spiace constatare che l’album non è però del tutto riuscito. Se i fan degli Ephel Duath sono tanto eclettici quanto i loro idoli, allora potranno apprezzare questo disco; è un lavoro che merita l’ascolto, anche da chi è semplicemente attratto dal modo di fare musica della band.
