EPHEMERALD – Between The Glimpses Of Hope

Pubblicato il 02/03/2021 da
voto
8.0
  • Band: EPHEMERALD
  • Durata: 00:41:08
  • Disponibile dal: 19/02/2021
  • Etichetta:
  • Inverse Records

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Il melodic death metal rappresenta da sempre uno dei generi più duttili e contaminabili dell’intero panorama metal mondiale, anche per via della sua innata capacità di posizionarsi perfettamente nel mezzo tra le proposte più estreme e quelle più cantabili e approcciabili. Naturalmente, nel corso della storia molte formazioni hanno fornito la propria visione, tra chi preferiva soffermarsi maggiormente sugli elementi violenti e sanguinari, e chi invece ha scelto di dare un sempre maggiore spazio a melodie e influenze tipiche di stili decisamente meno radicali, come ad esempio il power metal o il folk.  I finlandesi Ephemerald si collocano perfettamente in questa seconda nicchia, anzi potremmo dire che la loro scelta stilistica ricalchi adeguatamente quella di alcuni illustri colleghi dediti a quella ormai ben nota commistione di melodic death, power, folk e persino black in alcuni passaggi: per intenderci, sebbene i temi trattati risultino essere fortemente introspettivi, più che in zona Children Of Bodom e Norther, musicalmente noi li collocheremmo alla stregua di realtà del calibro di Wintersun, Kalmah, Ensiferum o gli stessi Frosttide, formazione che ha reso popolari i nomi di Joni Snoro e Lauri Myllyla, rispettivamente chitarrista e batterista della line-up di cui ci accingiamo a parlarvi.
A ben cinque anni di distanza dalla nascita del progetto, la band finalmente debutta con questo “Between The Glimpses Of Hope”, e sebbene qualcuno istintivamente potrebbe limitarsi a descrivere gli Ephemerald come l’ennesima realtà ‘extreme power’ (come lo definirebbe qualcuno) riciclata e tutto sommato inutile, è nostro dovere informarvi che potremmo essere in presenza di una delle migliori uscite del genere in questione da ormai parecchi anni a questa parte, in grado potenzialmente di seppellire sotto una coltre di sabbia gli ultimi lavori di svariati colleghi molto più blasonati.
Un inizio evocativo e nel contempo aggressivo e coinvolgente come “Grand Creation” basterebbe già a far annichilire gli Ensiferum più recenti, anche grazie alla perfetta commistione di tutti gli elementi selezionati per fornire un’anima alla proposta odierna: una sezione ritmica devastante, melodie di chitarra e tastiera tanto orecchiabili quanto ricercate e inserti vocali in clean azzeccatissimi, volti anche a spezzare un cantato in death voice tra i più convincenti che abbiamo udito recentemente, ad opera del frontman Vesa Salovaara. Le successive “I Bear Fire” e “Servant” spingono forte sulla componente black metal, assumendo così una parvenza ancora più devastante e furente, ma senza mai mettere da parte quella verve malinconica e cantabile, che giunge al suo apice nella bellissima ballad “All There Is”, ma non prima di un’ulteriore mazzata in compagnia di quella “Lost” che nel sottobosco molti già etichettano come la più memorabile dell’intero pacchetto.
Considerando l’equilibrio perfetto toccato da quest’ultima, non è difficile dedurre il motivo di cotanto entusiasmo, tuttavia considerando che il poker seguente inizia con un brano come “Reborn” riteniamo che sia palese la volontà della band di mantenere alto il livello di interesse fino alla fine, e il singolo “No Fall Is Too Deep” non può che confermare questa tesi. Purtroppo però è anche vero che le scelte adottate dall’album tendono, avvicinandosi alla fine, a risultare sempre più o meno le stesse a causa di una presenza non eccessiva di guizzi al di fuori dell’insieme predominante; perciò, riteniamo che dipenda tutto da quanto questo abbia fatto breccia nel cuore e nella mente dell’ascoltatore nei minuti precedenti, e se il livello di coinvolgimento è lo stesso raggiunto con noi potete stare pure tranquilli, poiché non vi annoierete neanche per un istante. L’ottimo connubio di forza e opulenza musicale, dettato anche dalle possenti orchestrazioni, continua infatti imperterrito passando per “Till The Sea Swallows Us Whole”, fino a giungere alla conclusiva “Into The Endless”, che volontariamente pesta meno rispetto a quanto giunto in precedenza, quasi come se la sua intenzione fosse quella di accompagnare l’ascoltatore verso quell’infinito tetro di cui si fa menzione nel testo.
Sinceramente, non ci saremmo mai aspettati di rimanere così ammaliati dall’esordio degli Ephemerald, che nei primi quaranta minuti ufficiali della loro carriera insieme riescono ad elevarsi su livelli che pochi colleghi a loro affini sono riusciti a raggiungere ultimamente. Se come noi apprezzate questa squisita via di mezzo tra metal estremo e metal melodico, però spesso vi sembra che il mercato offra poche novità interessanti in materia, fate come noi e tuffatevi in questo “Between The Glimpses Of Hope” senza ripensamenti. Magari non inventa nulla di particolare, però rilancia in alto il genere con somma classe e determinazione!

TRACKLIST

  1. Grand Creation
  2. I Bear Fire
  3. Servant
  4. Lost
  5. All There Is
  6. Reborn
  7. No Fall Is Too Deep
  8. Till The Sea Swallows Us Whole
  9. Into The Endless
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