EPHRAT – No One’s Words

Pubblicato il 21/09/2008 da
voto
5.5
  • Band: EPHRAT
  • Durata: 00:59:38
  • Disponibile dal: 25/08/2008
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Audioglobe

Non capita spesso di trovarsi d’innanzi ad un lavoro come il debutto degli Ephrat. Uno di quei lavori dediti al progressive rock/metal che oltre ai soliti ed inevitabili cambi di tempo cerca di ritagliarsi una propria dimensione, un’identità. Una volontà intellettualmente apprezzabile, a patto che agli intenti seguano i fatti. E purtroppo per noi, e per loro, almeno per quanto riguarda il presente “No One’s Words” l’obiettivo non è stato raggiunto. Non è facile cimentarsi con composizione spesso lunghe (andiamo dai cinque minuti di “Blocked” ai diciotto minuti di “Real”) rendendole sia ricche che pienamente godibili, pur mantenendosi vicini per proposta musicale ad act come Pain Of Salvation, Porcupine Tree o addirittura Yes. E’ un lavoro che richiede perizia, esperienza ed un pizzico di imprevedibilità. Tutte caratteristiche che sembrano latitare nella band israeliana, sicuramente a causa della giovane età della band (o progetto, essondo focalizzata sulla figura del leader e compositore Omer Ephrat). Un plauso va alla volontà dei nostri di non inserire nelle proprie partiture quelle lagne orientaleggianti e arabeggianti che tanto disgusto suscitano nel sottoscritto, così come alla volontà di invitare come ospiti artisti affermati come Daniel Gildenlöw dei Pain of Salvation (in “The Sum Of Damage Done”) e Petronella Nettermalm dei Paatos, alla quale è toccato l’onere di prestare la propria voce sull’insulsa “Haze”, ovvero cosa una band non dovrebbe mai scrivere. Un pezzo sconclusionato, melodicamente irresponsabile, che posto com’è alla seconda posizione della tracklist rischia di fatto di trascinare tutto il platter nel baratro della noia. E questo ci stupisce ancora di più quando apprendiamo che la produzione dello stesso album è stata affidata a Steven Wilson, vero e proprio Re Mida del progressive, artista dal gusto sopraffino ed abile sia ‘davanti’ che ‘dietro’ alla consolle (basti ascoltare la sua collaborazione con gli Opeth in “Blackwater Park”, per citarne una). Il resto scorre con numerosi cali di tensione, fino alla conclusiva suite, “Real” eccessivamente ridondante sulla lunga distanza, che vince senza convincere. Un lavoro quasi sufficiente, che con la giusta messa a fuoco avrebbe potuto rappresentare un buon trampolino di lancio.

TRACKLIST

  1. The Show
  2. Haze
  3. Better Than Anything
  4. Blocked
  5. The Sum Of Damage Done ( Silhouettes I-V )
  6. Real ( Attempts 1-3 )
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