7.0
- Band: ERDVE
- Durata: 00:42:45
- Disponibile dal: 23/07/2021
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
Avevamo lasciato i lituani Erdve, ai tempi del loro promettentissimo esordio “Vaitojimas” del 2018, lodando la loro opera prima e chiedendoci se il secondo atto sarebbe stato quello della piena esplosione; a tre anni di distanza, con il nuovo “Savigaila” tra le mani, possiamo affermare che un ulteriore passo in avanti c’è stato, pur trattandosi di un miglioramento a livello compositivo e non di una vera e propria evoluzione, e che, probabilmente, visto il potenziale della band baltica, c’è spazio per spostare l’asticella ancora un po’ più in alto.
Nati a Vilnius nel 2016 come quartetto, ed ora ridotti a terzetto a causa dell’abbandono del chitarrista, con il leader Vaidotas Darulis che si occupa anche di produzione, missaggio e masterizzazione, gli Erdve fin dal principio hanno dichiarato di voler creare un sound peculiare ed un’esperienza a tuttotondo, mischiando diversi generi ed utilizzando dei visual. In realtà, ciò che ci viene proposto non ha l’originalità tra le doti più in vista, ma ciò non è necessariamente un difetto: la miscela sonora dei lituani, infatti, è particolarmente ricca e, oltre ad hardcore, sludge e black metal, citati nelle note promozionali del disco, ne fa parte anche una discreta dose di industrial, andando a creare un pastone denso ed oscuro, in cui tutto ciò che è estremo sembra essere gettato, tanto che è proprio l’intransigenza a far da filo conduttore di questi undici brani. Dall’inizio alla fine sembra di essere in un incubo, grazie ad uno scorrere ossessivo che non lascia scampo, senza mai perdere il suo groove dinamico guidato dall’esplosiva sessione ritmica, sulla quale si innesta una voce, spesso filtrata, che si divide tra scream e growl, sorretta da riff mastodontici, arpeggi inquietanti ed effetti elettronici disturbanti nella loro semplicità. A volte ci ritroviamo di fronte a dei veri assalti all’arma bianca, come nell’introduttiva “Lavondėmės”, infarcita di blastbeat, mentre altrove i ritmi si placano, ad esempio in “Votis”, ma sempre viene mantenuta una certa tensione di fondo, che ci guida in un viaggio attraverso gli stati d’animo più oscuri. “Pragulos” esplora territori più melodici, sia nella voce sia nelle chitarre, pur non perdendo nemmeno un grammo della sua drammaticità. Forse un paio di episodi sono leggermente sottotono, ed in questo il terzetto ha ancora margini di miglioramento, ma “Savigaila” è la prova schiacciante che non esiste una sola via per essere dannatamente heavy.
