EREMIT – Bearer Of Many Names

Pubblicato il 08/06/2021 da
voto
8.0
  • Band: EREMIT
  • Durata: 01:06:25
  • Disponibile dal: 11/06/2021
  • Etichetta:
  • Transcending Obscurity

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Partiamo subito mettendo le mani avanti: tre brani, un’ora e quasi dieci minuti. Già qui il lettore può decidere se la cosa sia o meno di suo interesse; se fuggire o se continuare la lettura di questa recensione e, di conseguenza, permettere agli Eremit un ingresso – mezzo cuffie – al’interno del proprio cervello, dove verrà operata (avvertiamo!) una meticolosa ma inesorabile opera di gretta devastazione. Resteranno solo distruzione e morte dopo il loro passaggio, annientamento delle sensazioni che non rispondano all’angoscia, alla sofferenza, allo sconforto più atroce. Chi temeva che i tedeschi avessero alleggerito la loro proposta col precedente, buonissimo, EP di soli venti minuti per due brani, potrà qui rendersi conto di quanto le intenzioni siano effettivamente belligeranti, e riprendano lo schema dei tre brani per un’ora come nel primo, massiccio, “Carrier Of Weight”.
Il doom, che genere meraviglioso: sa esaltare e annichilire allo stesso tempo, se composto con attenzione e talento. Quando i riff nascono per esigenza e non velleità, quando un’espressione talmente morbosa e catacombale fuoriesce dalle vene perché ‘deve’ e non per una mera scelta, questo genere sa allietare e spaventare assieme l’ascoltatore che cammina felice su di un putrido letto di morte. Un doom che s’impantana nello sludge e che si guarda allo specchio e vede il black metal, quello degli Eremit: tre brani, molti mood, un unico filo conduttore, che anche a livello tematico continua i capitoli di una storia fantasy iniziata col debut album, e che qui vede ulteriori diramazioni, estenuanti e mortali.
I quasi trenta minuti di “Enshrined in Indissoluble Chains and Enlightened Darkness” sono un giro ineffabile all’interno di una landa spaventosa: il cammino parte flebile, melodico e sinistro, inquietante, e per qualche minuto sentiamo solo acuire i sensi di un ambient che non pare avere niente di buono in serbo per noi. Un crescendo acustico che dura circa sei minuti, fino a deflagrare in un assalto di puro black metal oltranzista, epico ed efferato, per poi assestarsi su di una traiettora classicamente doom, dove ogni inserto, ogni divagazione, ogni aggiunta non sembrano lasciate al caso ma elette ad annerimento perpetuo del paesaggio che vediamo in copertina, fino alla già annunciata devastazione dei sensi: un martellamento funereo che ci porta al secondo brano stremati, dove una distorsione anticipa un incedere perpetuo e molto lento. Black Sabbath, Eyehategod, Conan, Cathedral, Darkthrone, il calderone sembra riportare in superficie un continuo marasma di nomi che non prende mai il sopravvento ma anzi nobilita le intenzioni dei tedeschi, che tra intermezzi quasi docili (e proprio per questo da temere) ci tengono per mano stringendo troppo forte, e con degli stop and go marcissimi ci portano infine al pezzo più corto del lotto (solo diciotto minuti!). Anche qui la partenza viene dal basso, lontanamente tribale, sempre tenebrosa, guerresca a modo suo. “Unmapped Territories of Clans without Names” crea una linea di svolgimento che potrà spezzare i colli degli ascoltatori nella sua esposizione live, dritta e heavy, le chitarre si fondono in una fascia ipnotica che fa domandare all’ascoltatore cosa sia successo, tra suite vere e proprie che si scambiano di ruolo e urla che non sono nemmeno più tentativi di canto ma lamenti che riportano alla scuola black (del resto anche il nome di Burzum par essere tra gli ispiratori del trio).
Sembrerebbe un disco al quale prestare molta, troppa, attenzione, e invece “Bearer Of Many Names” entra di soppiatto, fa distrarre, fa perdere il filo, eppure si insinua nel lato posteriore del cervello e dell’animo, sembriamo non sentire più nemmeno la musica, da quando abbiamo premuto ‘play’, e infatti ne siamo in realtà avviluppati, coinvolti, presi in ostaggio, tanto che un neofita del genere potrebbe esserne allontanato, repellere tale fangosa e infinita mischia nella quale veniamo travolti. Forse il disco doom dell’anno? Vedremo. Sicuramente uno dei più devastanti e da non perdere.

TRACKLIST

  1. Enshrined in Indissoluble Chains and Enlightened Darkness
  2. Secret Powers Entrenched in an Ancient Artefact
  3. Unmapped Territories of Clans without Names
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