7.0
- Band: ERIC JOHNSON
- Durata: 00:59:08
- Disponibile dal: 29/08/2005
- Etichetta:
- Favored Nations
- Distributore: Andromeda
L’estate è praticamente finita, l’autunno è alle porte, piove un po’troppo e, nello stereo del sottoscritto, da qualche giorno continua agirare il nuovo album di Eric Johnson. Sicuramente vi starete chiedendoil perché di queste precisazioni meteorologiche e se, per caso, ilrecensore di turno non sia impazzito; ma il fatto è che, come si puòintuire dal titolo del CD, il nuovo lavoro del chitarrista texano è unvero e proprio concentrato di primavera. “Bloom” è un album leggero (manon superficiale), spensierato e giocoso, che sembra voler essere lacolonna sonora di una piacevole passeggiata nel parco in una giornatadi sole. Niente di meglio, dunque, per allontanare la malinconia cheaccompagna il rientro dalle vacanze. Il lavoro è diviso in tre sezioni(“Prelude”, “Courante” e “Allemande”) piuttosto diverse l’unadall’altra, che vedono la musica mutare, partendo da composizioni piùgioiose ed elettriche, fino a un finale più pacato e delicato. EricJohnson, pur essendo dotato di una tecnica esecutiva eccelsa, tanto dapoter affiancare Steve Vai e Joe Satriani nel G3 del 1997, non cerca distupire con evoluzioni circensi e inutili sfoggi di tecnica; piuttostosi concentra nella realizzazione di melodie curate e misurate, con lasua chitarra, sempre impeccabile, protagonista assoluta della scena,senza per questo essere mai invadente. È il caso della title-track, di“Summer Jam”, di “Good To Me” (dove il chitarrista si diverte a usareeffetti strani e un vocoder) e, soprattutto, la bella cover di BobDylan, “My Back Pages”, in cui Eric dimostra anche un buon cantante daltimbro dolce e caldo. Nella seconda e terza sezione del CD, invece, ilchitarrista inizia a spaziare nei generi più disparati: troviamo branistrumentali giocati su un suono di sitar (“Cruise The Nile”),stacchetti country/blues (“Tribute To Jerry Reed”), delicati bozzettiacustici (“Sea Secret” e “Ciel”), eleganti ballad sempre in equilibriotra blues, jazz e pop (“Sad Legacy”, “From My Heart”, “SunnaroundYou”) e perfino un brano di soft jazz puro come “Hesitant”. Insomma,Eric Johnson ci regala un album decisamente piacevole, vario e suonatoottimamente. Certo, forse non ci sono veri e propri capolavori e,sicuramente, “Bloom” non cambierà la storia della musica; eppure albumcome questi sono tutt’altro che inutili, con la loro capacità diemozionare senza cercare di impressionare con astrusi virtuosismi.
