ERYN NON DAE. – Abandon Of The Self

Pubblicato il 15/05/2018 da
voto
8.0
  • Band: ERYN NON DAE.
  • Durata: 00:52:20
  • Disponibile dal: 09/03/2018
  • Etichetta: Debemur Morti
  • Distributore: Audioglobe

Si era detto, in merito al precedente “Meliora”, che probabilmente la consacrazione per la band francese sarebbe giunta presto. Non forse quella definitiva – considerando la maturazione continua della band – ma un altro gran passo in avanti arriva con il terzo “Abandon Of The Self”, questa volta sotto l’egida della Debemur Morti. Il sound degli Eryn Non Dae. si pulisce dalle scorze di underground più violento e sudato da cantina senza però perdere quel suo sentore di verità e lontano dai ‘suoni di plastica’, spettro che spesso inflaziona la forma dei prodotti post-metal di ultima generazione, e si lascia andare ad un approccio più introspettivo e meditabondo. In un brano come “Stellar” si nota infatti come il connubio tra violenza espressiva, veicolata in maggior parte dal poderoso Mathieu Nogues alla voce (talvolta in un quasi spoken word, come in “Abyss”) e atmosfera d’impatto, su cui svetta il lavoro di Quintin/Servanin, coppia affilata di progressioni chitarristiche evocative ma che ben supportano un impianto quasi math/sludge, supportato ottimamente dall’altra affiatata coppia Ruflè/Andrè. Non si dimentica l’impatto dei precedenti lavori, ma pian piano una certa sperimentazione si fa via via più intrigante, tingendosi di momenti come “Omni”, in cui appare chiaro il momento di ispirazione della band di Tolosa: sacralità oscura unita a fumo e a ritmiche che improvvisamente diventano serrate come prigioni di pioggia baudelairiane. Le tinte Godflesh appaiono quelle su cui insistere maggiormente per un’aurea mefitica da città industriale, robotica, ferrosa che fa da sfondo ad un urlo rabbioso, da insurrezione e da grido troppo spesso trattenuto. Se già in “Astral” si era avuto modo di sentire con piacere un basso intrigante come quello di Andrè arricchire le trame batteristiche di Ruflè (riuscitissimo il finale), è con “Eclipse” che la tecnica tipica di un certo math rock/djent calca la mano sull’impatto dell’album, riuscendo a inserirsi in un momento opportuno, senza sfaldare le trame atmosferiche ma arricchendo il contenuto di “Abandon Of The Self” di ulteriore linfa, ricordando forse le precedenti uscite della band. “Halo” potrebbe essere uno dei brani più riusciti di certi Between The Buried And Me, arricchiti con trame sinfoniche (ma non posticce), e la coppia “Fragment” e “Abyss” porta il lavoro a chiudersi in pompa magna, con un equilibrio perfetto che è sintomo esso stesso di un lavoro e di una cura a livello di discorso generale che sicuramente fa parte di quella maturazione che la band di Tolosa sta attraversando. Un lavoro interessante che suggella un percorso e una musica importante per il metal francese e il post-metal in generale, con efficacia e personalità.

TRACKLIST

  1. Astral
  2. Stellar
  3. Omni
  4. Eclipse
  5. Halo
  6. Fragment
  7. Abyss
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