ESBEN AND THE WITCH – Nowhere

Pubblicato il 04/12/2018 da
voto
7.0
  • Band: ESBEN AND THE WITCH
  • Durata: 37:53
  • Disponibile dal: 16/11/2018
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

“Light, we all seek light An ancient, blinding kind of light”. Si apre così il nuovo lavoro del trio inglese (da qualche anno di stanza a Berlino) degli Esben And The Witch. Dall’oscurità si apre dunque una ricerca verso la luce, che anima tutto il nuovo – e quinto – lavoro della formazione capitanata da Rachel Davies, a due anni di distanza dall’ingresso in Season Of Mist con l’evocativo “Older Terrors”. Le tonalità di riferimento sono quelle abbastanza immediate: rifarsi a quell’attitudine di stampo Roadburn (di cui è uscito un live proprio l’anno scorso), con declinazioni sempre più marcatamente post-metal, che già erano sempre girate attorno al panorama della band, ma si erano arricchite di nuovi spunti neofolk e da elementi più dark da “A New Nature”. Rispetto a questa ottica più divagatoria dei precedenti lavori, però, questo “Nowhere” tenta di arrivare al punto in maniera più immediata, sia di impatto che di sonorità: lo dimostrano anche le durate dei brani, molto più compatte rispetto alle quasi-suite del precedente. La voce della Davies riesce oggi a non essere emula dei nomi di Subrosa e Chelsea Wolfe (oggi alla ribalta nel panorama doom/sludge cinematografico e lisergico) e risultare – ancora una volta – intrigante di per sè, soprattutto per le linee vocali suadenti e narrative, meritevoli di un certo gusto peculiare più dark rock, portato avanti dai due compagni di percorso, Thomas Fisher e Daniel Copeman, in maniera mai eccessivamente scontata. “Dull Gret” è forse un ottimo esempio di autenticità specifica, da parte della band, che riesce a dimostrarsi attenta al gusto di un certo (post)metal contemporaneo e pure a riprendere il panorama più gotico-romantico di una certa arte e letteratura ottocentesca: il tutto orientato ad una dimensione fumosa ed evocativa, quasi evocante lo streben dell’epoca (“She could plunder in front of hell!”), a cui si tende ma non si può arrivare ad ottenere. L’eroina fiamminga del titolo è proprio la Davies, un po’ Tori Amos un po’ Nico, che mantiene col suo timbro il discorso generale, non facendolo mai scadere nel mero riproporsi di uno standard di genere, ma sempre dotandolo di una personalità fascinosa e suadente.
“Nowhere” non osa di certo come le prime produzioni della band, quelle legate a Brighton e ad un certo sperimentalismo più ‘spirituale’ e libero, ma si impone come un intrigante contrappunto di una formazione che decide di offrire la sua maturità in un modo quasi riassuntivo. L’ottima “Golden Purifier” (forse uno dei brani più riusciti del lavoro) e “The Unspoiled” sono spunti meditabondi e narrativi, nel cui seno si ritrova il tocco maudit che aveva piacevolmente contraddistinto il precedente dramma elisabettiano di “Older Terrors”, ma non quella grazia più libera di “New Nature” o “Violet Cries”. Con “Seclusion” si arriva ad uno dei momenti capaci di offrire uno di quei grandi momenti tipici degli Esben And The Witch più funzionanti: dinamiche basse (grande merito di Coperman e Fisher), coralità quasi liturgica, canto profondo, oscuro, fiabesco. “Find your little peace/ Once you’ve steeled yourself, ready, convalesced, time to move those stones away”. Un brano magico che ripercorre le tonalità evocative, narrative e silvestri dei primi lavori, senza mai agitarsi e senza mai ricorrere alle dinamiche pesanti, a questo punto forse di troppo. Chiude il lavoro un brano dal sapore più impetuoso, quasi à la Friedrich, “Darkness (I Too Am Here)”, che ci tiene ad alzare i volumi dei gain per l’ultima visione dell’Assoluto, dell’Oscuro e dell’Ideale, in un lento crescendo di intensità, forse un po’ troppo prevedibile, in effetti, vittima di una linea vocale questa volta troppo cantilenante e di una necessità di far capire che non si trova nel rooster Season Of Mist senza averne le carte. “Nowhere”, in definitiva, è un buon disco di conferma, forse non così estroso come ci si potesse aspettare, ma lontano dal mostrare una band fiacca e senza forma. Il tono migliore e più efficace è però quando la band riprende il suo essere creatura di scogliere, stagliandosi su un oceano: non con un grido roboante ma con una fiaba secolare.

TRACKLIST

  1. A Desire For Light
  2. Dull Gret
  3. Golden Purifier
  4. The Unspoiled
  5. Seclusion (
  6. Darkness (I Too Am Here)
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