7.5
- Band: ESCHATON
- Durata: 00:45:23
- Disponibile dal: 30/05/2025
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
Gli Eschaton nascono nel 2006 con una formazione divisa tra Connecticut e Massachusetts, esordiscono quattro anni più tardi con l’EP “Wake Of The Ophidian” e, tra il 2015 ed il 2019 danno alla luce due discreti album di technical death metal, “Sentinel Apocalypse” e “Death Obsession”.
Nel 2024 si registra una rivoluzione praticamente totale in seno alla band, con il batterista Darren Cesca (Pillory, ex Deeds Of Flesh) ed il chitarrista Josh Berry unici sopravvissuti, e tre aggiunte di rilievo tra i nuovi arrivati: stiamo parlando di Scott Bradley, bassista degli Inanimate Existence, del cantante Mac Smith, ex Decrepit Birth ed ora attivo con diversi gruppi tra i quali Abyssalis ed Apogean, e, soprattutto, di Christian Münzner, funambolico chitarrista con un passato in band quali Obscura, Spawn Of Possession, Necrophagist, solo per citarne alcuni, e più recentemente negli ottimi Retromorphosis.
Le premesse per un terzo album di livello ci sono tutte e “Techtalitarian” suona esattamente come ci si sarebbe potuti attendere: una brutalità dirompente si accompagna a cambi di ritmo folli, la sezione ritmica è terremotante, il growling convincente soprattutto quando è profondo e cavernoso, i riff ricercati, con intrecci di chitarra continui e complessi.
Se si vogliono trovare dei riferimenti, lo sono un po’ tutti i gruppi in cui i musicisti degli Eschaton hanno suonato ed in generale le band technical death metal di scuola americana, mentre l’elemento personale è costituito dall’aggiunta di una componente deathcore che emerge in brani come “The Bellicose Duality” o “Castle Strnad” (forse un tributo a Trevor Strnad, cantante dei Black Dahlia Murder deceduto nel 2022?), in cui abbondano i breakdown e uno screaming furioso.
Canzoni come “Econocracy”, una vera esplosione dopo il breve intro sinfonico, oppure “Blood Of The People”, combinano tecnica ed estremismo senza un attimo di tregua e, se si è alla ricerca del contributo alla causa di Münzner, basta prestare attenzione al finale di “The Sufferer’s Dichotomy”. L’unico neo appare una certa omogeneità a livello compositivo, grazie alla quale non si perdono mai groove e violenza ma che conduce anche alla presenza di alcuni pezzi che tendono a somigliarsi sin troppo tra loro.
Per impatto, sicuramente uno dei dischi più travolgenti di questa prima parte di 2025 e, con una line-up costante, ci potrebbero essere sviluppi importanti.
