7.0
- Band: ETERNAL DARKNESS
- Durata: 00:38:16
- Disponibile dal: 18/07/2025
- Etichetta:
- Pulverised Records
Ci sono dischi che arrivano troppo tardi, quando ormai le condizioni per essere compresi o valorizzati davvero sembrano sfumate. “Eternal Darkness”, primo e ultimo full-length dell’omonima band svedese, è uno di questi casi emblematici.
Dopo essersi formati nei primi anni Novanta e aver lasciato dietro di sé solo una manciata di demo, gli Eternal Darkness erano rapidamente scomparsi dalle scene nel 1995, lasciando in sospeso una traiettoria musicale che, pur non avendo mai avuto un reale impatto sulla scena death metal svedese, mostrava spunti interessanti. Per anni il nome è rimasto confinato tra le pieghe del culto più oscuro, fino a quando, complici le derive revisioniste del metal estremo e la crescente attenzione verso il death-doom di matrice scandinava, qualcuno ha iniziato a parlarne con toni quasi mitologici. La raccolta “Total Darkness”, contenente tutto il materiale dei demo e alcune interessanti tracce registrate per un album mai completato, ha contribuito ad alimentare questa narrazione, sebbene restasse evidente come il gruppo avesse ancora molto da dimostrare per essere considerato al pari dei nomi cardine del movimento.
Nel 2019, contro ogni aspettativa, la band ha quindi annunciato il proprio ritorno, suscitando un certo fermento tra appassionati e collezionisti. Il progetto di registrare finalmente un album completo sembrava un’opportunità per chiudere il cerchio, per dare forma compiuta a quelle intuizioni lasciate in sospeso decenni prima. Tuttavia, nel più classico dei colpi di scena, quando il disco era ormai pronto per essere pubblicato e la campagna di lancio ai nastri di partenza, il gruppo ha comunicato un nuovo scioglimento, facendo piombare nuovamente tutto nel silenzio.
Ci ritroviamo così oggi, con “Eternal Darkness” tra le mani, come se fosse una sorta di testamento tardivo, l’ultimo sussurro di una carriera discontinua e travagliata che non ha mai davvero trovato una sua dimensione stabile. Un epilogo che arriva a scoppio ritardato, ma che paradossalmente conferma come, al netto delle difficoltà e dei lunghi silenzi, gli Eternal Darkness avessero qualcosa da dire. Il disco, infatti, non è il semplice lascito nostalgico di una band dimenticata, ma il frutto concreto di una visione coerente, ben radicata nel death-doom vecchio stampo e capace, oggi, di restituire dignità e un minimo di spessore a un nome rimasto sempre ai margini.
Musicalmente, “Eternal Darkness” si colloca con chiarezza all’interno di quell’alveo death-doom primigenio che nei primi anni Novanta prendeva forma tra le nebbie dell’Inghilterra settentrionale e le foreste svedesi, unendo la pesantezza del death metal alla cupezza funebre del doom. Il riferimento più diretto è senza dubbio ai Paradise Lost degli esordi – “Lost Paradise” e “Gothic” – ma non mancano momenti in cui il sound si fa più mordace e tellurico, richiamando la marzialità dei Bolt Thrower o l’approccio viscerale e slabbrato di altri cosiddetti gruppi di culto come Moondark, Rippikoulu e Gorement. Trattandosi di un’opera che arriva con estremo ritardo sui piani originali – all’interno di un panorama che, nel frattempo, in tutti questi decenni, ha visto tutto e il contrario di tutto – qualcuno potrebbe vederla come un mero esercizio di stile, tuttavia pare esserci una convinzione di fondo, una tensione espressiva che rende il disco credibile anche nel suo attardarsi su formule sonore ormai fuori dal tempo.
I brani, otto in tutto per una durata complessiva inferiore ai quaranta minuti, mostrano una scrittura essenziale ma mai troppo piatta. Il quintetto alterna passaggi possenti, dominati da riff monolitici e batteria cadenzata, a momenti più dimessi e introspettivi, in cui le melodie emergono con discrezione, lasciando spazio a un senso di rovina e rassegnazione che permea l’intero lavoro.
È un disco che, anche per via della produzione ruvida, suona schietto e old school, cercando di riprendere e ampliare quanto proposto su quei primi demo ormai oltre trent’anni fa. Non tutti gli episodi risultano ispiratissimi, ma certe canzoni hanno effettivamente uno sviluppo interessante e mettono in mostra un bel gusto melodico, chiaramente modellato su quanto ascoltabile sui primi lavori dei Paradise Lost, ma talvolta vicino anche ai passaggi più melodici di opere di classico swedish death metal come Dismember o Interment, filtrati attraverso una lente rallentata e invecchiata, come se il tempo trascorso avesse inciso sul modo stesso di concepire la musica.
Spiccano in particolare brani come “Grief”, “When Life Ends” o “Death Above All” (quest’ultima dal finale colmo di interventi solisti), in cui le influenze doom e death si fondono con naturalezza, creando un’atmosfera plumbea che si protrae anche dopo la fine dell’ascolto. Ma è l’insieme a convincere: “Eternal Darkness” è un disco coeso, ben interpretato, che riesce a condensare un’identità definita pur nell’ambito ristretto in cui sceglie di muoversi.
Alla fine, resta un senso di compiutezza malinconica: se è vero che gli Eternal Darkness non entreranno mai nel novero delle formazioni determinanti per la scena scandinava, è altrettanto vero che questo album postumo consegna loro una dignità tardiva, una voce finalmente messa su nastro con chiarezza. In un filone in cui a volte la memoria conta quanto il talento effettivo, “Eternal Darkness” si afferma come un piccolo, definitivo atto di resistenza contro l’oblio.
