ETERNAL DEFORMITY – No Way Out

Pubblicato il 07/12/2016 da
voto
7.5
  • Band: ETERNAL DEFORMITY
  • Durata: 00:45:19
  • Disponibile dal: 18/11/2016
  • Etichetta: Temple Of Torturous
  • Distributore:

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Nati nel 1993 in Polonia come una classica doom metal band, gli Eternal Deformity si sono pian piano evoluti, seguendo il concetto espresso dal loro nome: una continua deformazione, materia che si scioglie e si plasma nuovamente in creazioni ed ibridazioni. Così, quello che una volta era fondamentalmente doom e gothic metal, col tempo è mutato in una strana creatura, un mostro multicefalo che comprende assalti death, passaggi black metal, aperture sinfoniche, follie avantgarde e un’indole progressive che  ha richiami più ideologici che stilistici. Con tali premesse, il rischio più immediato sarebbe quello di fare il proverbiale passo più lungo della gamba, una bussola impazzita persa in un guazzabuglio di stili senza una direzione artistica ben chiara. Invece, per nostra fortuna, gli Eternal Deformity tengono ben salda la barra della loro nave e mantengono un’identità, componendo sette tracce di ottimo livello, coerenti e solide nella loro mutevolezza. L’ascolto di brani come “Esoteric Manifesto” e “Sweet Isolation” mostrano in maniera chiara le capacità del gruppo: le chitarre macinano riff, ora aggredendo, ora rallentando, talvolta blandendo l’ascoltatore; le tastiere dipingono paesaggi e donano respiro alle composizioni, mentre la voce del cantante/bassista Przemysław Kajnat risulta efficace e convincente in tutto il suo spettro espressivo, sia nel cantato estremo che in quello pulito. La delicata “Mothman” è un interludio elegante e spezza la frenesia delle composizioni più articolate, mentre “Mimes, Ghouls And Kings” ricorda, in apertura, qualche elemento dei Tiamat di “Wildhoney”, pur essendo, a conti fatti, l’episodio meno convincente dell’album. Le due opere migliori, però, sono le tracce dalla durata più elevata. La prima, “Reinvented”, stupisce per la pregevole costruzione, che fa scorrere i dieci minuti di composizione con facilità: i musicisti dialogano tra loro, regalando una trama strumentale variegata e stratificata, firmando così il brano dalle più marcate tinte progressive. La seconda, invece, intitolata “Glacier” e posta a chiusura dell’album, si rivela una possente creazione epica, che avanza inesorabile tra martellanti riff di chitarra e maestose aperture sinfoniche, gelide ed imponenti. Ancora una volta, dunque, la prolifica scena metal polacca ci regala una band degna di attenzione, che ha realizzato un lavoro consigliato a tutti coloro che non amano le rigide sbarre imposte dai generi e dalle etichette.

TRACKLIST

  1. I
  2. Esoteric Manifesto
  3. Sweet Isolation
  4. Reinvented
  5. Mothman
  6. Mimes, Ghouls And Kings
  7. Glacier
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