ETERNAL TEARS OF SORROW – Saivon Lapsi

Pubblicato il 12/03/2013 da
voto
8.0
  • Band: ETERNAL TEARS OF SORROW
  • Durata: 00:45:12
  • Disponibile dal: 22/02/2013
  • Etichetta: Massacre Records
  • Distributore: Audioglobe

Settimo full length per gli Eternal Tears Of Sorrow ed un’ulteriore evoluzione nel sound della band. “Saivon Lapsi” è il classico disco che divide le opinioni, lo si ama o lo si odia; il symphonic metal a cui i Nostri sono da tempo approdati ci viene proposto, stavolta, in una declinazione forse più pulita ed appetibile dei precedenti lavori della band. Ma vale la pena fare qualche passo indietro: dopo un paio di dischi abbastanza anonimi, gli EToS si fanno notare con “Chaotic Beauty”, ottimo disco melodic death, con buone trovate stilistiche e la giusta cattiveria, anche se forse un po’ grezzo. Passano gli anni ed i loro connazionali Nightwish assurgono agli onori della stampa di settore, meritandosi un successo planetario e dando un forte connotato ad un genere che era, all’epoca , molto indefinito, sempre in bilico tra sonorità troppo commerciali o radiofoniche e band estreme con un po’ di tastiera ed una voce femminile. Piacciano o no, i Nightwish riuscirono a creare il giusto equilibrio tra questi due aspetti. Ma non è della band di Marco e Tuomas che stiamo parlando. Nel 2006, due anni dopo l’esplosione di “Once”, gli Eternal Tears Of Sorrow danno alle stampe “Before The Bleeding Sun”, considerato da molti, compreso chi scrive, un capolavoro nel genere sinfonico pur  mancando forse dell’ammorbidimento scelto (o subito) da altre band, ma sopperendo con una struttura compositiva maestosa ed un misto di aggressività e cupa e sofferta epicità. Passano un po’ di anni (tre per l’esattezza) ed esce “Children Of The Dark Waters”. Il nuovo lavoro è forse più malinconico e magari un po’ ripetitivo, diciamo interlocutorio. Le harsh vocals sono meno presenti e, meritatamente o no, il disco riceve un po’ meno attenzioni del suo predecessore. E’, quindi, con parecchie aspettative che i fan della band attendevano questo “Saivon Lapsi”, che giunge dopo quattro anni di silenzio. Il suono è forse un po’ ripulito, ma ne esce potente ed incalzante. Dopo un’intro strumentale, “Dark Alliance” spazza via ogni dubbio sullo stato di forma della band: un pezzo melodico, sferzante, con delle splendide corali della guest Miriam Renvåg. “Legion Of Beast” fa fede al suo titolo, iniziando con uno scream violento ed ancora la voce femminile a sostegno, creando un intreccio spesso cercato dalle band symphonic metal, ma raramente trovato. Un po’ di respiro con la strumentale “Kuura” ed irrompe “Dance Of December”; anche nei momenti più introspettivi, la band non perde mordente, anzi. Gli Eternal Tears Of Sorrow richiamano la pioggia ed i cieli invernali del Nord: lo scream si alterna al cantato pulito, le chitarre si intrecciano con le tastiere ed il drumming si mantiene veloce e preciso. A “Dance Of December” manca la parola “Souls”, tanto le atmosfere richiamano la tetra rabbia repressa dei primi Katatonia. Arriva “The Day”, la sesta traccia di “Saivon Lapsi” e la band continua a non sbagliare un colpo: la potenza si asserve alla malinconia, la dirompenza evocativa della musica, trova eco nei testi: “I dance with my demons still one more night, they haunt me until the day arrives”. Con “Sound Of Silence” gli Eternal Tears Of Sorrow cedono ad una ballad: forse il momento meno originale del disco, ma comunque struggente al punto giusto. E’ solo un interludio, inizia “Beneath The Frozen Leaves”, ed il sovrapporsi di melodia e gelida potenza torna a sferzarci come il gelo che la band inneggia. Ancora una volta siamo trasportati da un mood che sa alternare in perfetta armonia atmosfere differenti, che le sovrappone mentre i sei di Pudasjärvi ci raccontano storie di gelidi inverni e sentimenti perduti. Ed ancora “Swan Saivo”: un inizio lento, la voce pulita che si va a sovrapporre ad un drumming selvaggio e si alterna all’intreccio di chitarre e tastiere o “Blood Stained Sea”, che sfocia in un refrain quasi power, inframezzato da un solo di tastiera che ricorda quasi i conterranei Sonata Arctica o certi fraseggi degli Stratovarius. Il disco si chiude con il terzo capitolo di “Angelheart, Ravenheart”, una concept song, iniziata proprio sul già citato “Before The Bleeding Sun”. La saga, questa volta, non è semplicissima da seguire, visto il testo quasi totalmente in finlandese. Peccato, vista la centralità che ha nelle tematiche degli Eternal Tears Of Sorrow. Resta comunque un brano al livello del resto del disco, con la suggestiva voce di Miriam Renvåg ad accompagnare il cantato della band, regalandoci una melodia vocale ancora una volta struggente. Il disco si chiude epico e maestoso, le orchestrazioni in fading ci abbandonano lentamente, lasciandoci smarriti, persi nel mondo cupo e gelido degli Eternal Tears Of Sorrow. Il gruppo merita, con questo “Salvon Lapsi” la definitiva consacrazione: è un’opera complessa ma non stucchevole, raffinata anche quando diventa violenta, cupa e malinconica, ma allo stesso tempo trionfante. Un disco in grado di conquistare anche chi, come il sottoscritto, non è propriamente un fan di questo tipo di sonorità, e lo fa grazie alla sua unicità: i deathster finlandesi hanno prodotto un disco che riesce a suonare personale, ad avere un’ impronta che identifica subito un gruppo ed, in definitiva, a svettare in un genere sovraffollato e spesso un po’ troppo scontato. Assolutamente un disco da non perdere.

TRACKLIST

  1. Saivo
  2. Dark Alliance
  3. Legion Of Beast
  4. Kuura
  5. Dance Of December
  6. The Day
  7. Sound Of Silence
  8. Beneath The Frozen Leaves
  9. Swan Saivo
  10. Blood Stained Sea
  11. Angelheart, Ravenheart (Act III: Saivon Lapsi)
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